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Attività in calo per 68 miliardi di euro per un calo del pil del 2,6%. Sei imprese su dieci in difficoltà. Mancano gli stranieri. Crollo dell’80% delle presenze per gli hotel a 5 stelle, 3 miliardi di perdite per la ristorazione, 5,7 per lo shopping

Un disastro. La conta dei danni per il settore del turismo in Italia, nella prima estate post lockdown da Covid19, porta i numeri di una vera caduta libera.

A dirlo sono le cifre presentate dall’Istat e dalle associazioni di categoria che monitorano costantemente l’andamento del settore.

L’ultima in ordine di tempo è stata l’Enit (L’agenzia nazionale italiana del turismo) che ha calcolato l’impatto economico sulla spesa turistica, il cui calo previsto si attesta nel 2020 (rispetto al 2019) a 68 miliardi di euro di cui 24,6 in entrata dall’estero e 43,6 miliardi da parte dei turisti italiani. È così che il contributo diretto del turismo all’economia italiana diminuirà di 2,6 punti percentuali nel 2020 (3,2% del Pil) rispetto al 2019 (5,7% del Pil).

Con queste cifre la crisi di settore è una certezza. “La quota delle imprese che ha lamentato seri rischi operativi che ne mettono in pericolo la sopravvivenza nel 2020 è pari al 38% a livello complessivo, ma risulta assai più alta in alcuni dei principali settori tourism-oriented” ha spiegato l’Istat in una sua recente memoria presentata in Senato sul dl Agosto. Il 57,8% delle imprese dell’alloggio e il 66,5% di quelle della ristorazione, e più di sei imprese su dieci dei comparti della cultura, sport e intrattenimento sono in grandi difficoltà e con loro, tutti i lavoratori del settore. Nel primo trimestre 2020 gli occupati nel turismo in senso ampio hanno già registrato una diminuzione (-2,7% tendenziale, pari a 42 mila unità). Sulla base dei dati provvisori il calo tendenziale si è accentuato molto nel secondo trimestre (-15,7%, 265mila occupati).

Una prima fotografia del malessere del settore ce la danno i balneari. “Il risultato complessivo del 2020, rispetto allo scorso anno, ha visto una riduzione degli arrivi e delle presenze, complessivamente, di circa il 40% (-60% a giugno, -40% a luglio e -20% ad agosto)” ha dichiarato Antonio Capacchione presidente del sindacato italiano balneari che associa oltre 10.000 imprese.

Ma non solo. Le difficoltà abbracciano tutti i comparti del turismo. A partire da quello degli hotel di alta gamma dove a venir meno sono i turisti stranieri.

Negli hotel a 5 stelle, infatti, le presenze sono scese dell’80%, di cui il 91,2% sono proprio provenienti dall’estero. I principali frequentatori degli alberghi di lusso, secondo Federalberghi –Confcommercio, provengono infatti da Stati Uniti, Giappone, Russia, Australia, Brasile e Cina. Tutti mercati chiusi da mesi, durante i quali sono andati in fumo quasi 9 milioni di pernottamenti, circa il 40% dei flussi che questi Paesi generano ogni anno verso gli alberghi a 5 stelle italiani. A soffrire di più, le città d’arte che con la loro alta percentuale di internazionalizzazione sono quelle che maggiormente richiamano i turisti del segmento lusso.

Ma non solo. Se mancano i turisti, tutto l’indotto crolla di conseguenza. Secondo Fipe -Confcommercio per l’81,8% delle imprese della ristorazione, la stagione turistica sta andando male o molto male, sempre a causa dell’assenza dei turisti stranieri (a lamentarne la mancanza è il 97,4%). La contrazione del turismo internazionale si traduce in una perdita del valore di 3 miliardi di euro nei soli tre mesi di luglio, agosto e settembre.

Stesso mood anche per lo shopping made in Italy collegato al turismo degli stranieri che rappresenta la terza voce di spesa dopo alloggio e ristorazione. La perdita stimata è di 5,7 miliardi.

L’unica speranza per un piccolo recupero viene dall’ultima indagine effettuata dall’Enit che ha intervistato 4 mila persone tra il 24 e il 30 agosto per fare il punto sull’estate e sui mesi a venire. Il 59% ha fatto un periodo fuori casa (in media di sette giorni e per il 97% dei casi in Italia) mentre un abbondante 41% non ha potuto fare neanche un giorno di vacanza. Ma il 58% sta pianificando di spostarsi in autunno o al mare (57%) o in montagna (48%), o nelle città d’arte (42%). C’è poi un 33% che pensa già alle vacanze di Natale, per il 92% in Italia.

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