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Si è tenuta la prima udienza, presso la Corte Costituzionale, del procedimento di impugnazione del Decreto Genova, che ha previsto l’obbligo, per Autostrade-ASPI, di pagare la demolizione e ricostruzione del ponte, risarcire gli sfollati secondo criteri decisi dallo Stato e lasciare ogni scelta operativa allo Stato e alla struttura commissariale.  

Autostrade contesta l’applicazione delle norme e decisioni per decreto, in mancanza di un processo. Su questo punto, ha scelto di impugnare i procedimenti, dell’allora Governo Conte 1. 

Il Decreto Genova era nato sull’onda dell’emergenza, con un principio di “superamento della legge”, a causa dell’eccezionalità dell’evento. L’unicità della vicenda è data dal fatto che il nostro Paese ha messo in discussione il principio di certezza del diritto e di bilanciamento tra poteri.

La decisione e il possibile rinvio in sede Europea 

La decisione della Corte Costituzionale potrebbe avvenire a breve, oppure potrebbero passare settimane o mesi. È inoltre possibile che la Corte rimandi il processo, presso la Corte di Giustizia dell’Unione Europea.
Questo passaggio si verificherebbe, qualora il Giudice Nazionale avesse il dubbio che il decreto Genova, che incide su concessioni giuridiche pregresse, sia effettivamente contrario al principio di certezza del diritto.

La domanda che potrebbe essere posta in sede Europea è questa: è possibile, in condizioni di emergenza, derogare al diritto ed imporre per decreto sanzioni, spese, revoche di un diritto? Quali sono i margini di discrezionalità che può avere uno Stato, nel definire una condizione, tale da poter derogare alle norme europee e nazionali? 

I rimborsi in caso di incostituzionalità e la partita della revoca delle concessioni 

L’ipotesi di incostituzionalità non è del tutto remota. In tal caso, è probabile che ASPI possa maturare un importo di risarcimento, pari ai costi già versati per il ponte (oltre 500 milioni di euro) e i rimborsi assegnati.

Uno scenario, che sconvolgerebbe gli equilibri di oggi, sia finanziari sia politici. 

Sul tema della revoca della concessione ad Autostrade, invocata da numerosi leader politici, è inoltre in corso un’importante trattativa, già avviata durante il Governo giallo-verde. 

Una partita complessa, che si gioca su due possibili ipotesi. Un accordo di acquisto della Società di concessioni di Autostrade, da parte dello Stato (per mezzo di Cassa Depositi e Prestiti) oppure una revoca per legge, con alcune incognite sui lavoratori, che diventerebbero, potenzialmente, dipendenti pubblici.

L’esito del procedimento non avrebbe solo una valenza politica, ma potrebbe incidere anche su un piano di conti pubblici. Andrebbe a influenzare il prezzo delle azioni dell’Azienda, e di conseguenza, il possibile esborso dello Stato. Uno scenario che preoccupa e che pone il nostro Governo in una condizione di estrema difficoltà. Il Governo Conte 1 e il Movimento 5 Stelle, insieme alla Lega, hanno infatti, da tempo, auspicato ad una revoca della concessione. Ma questa potrebbe non essere una scelta priva di costi.

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