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Stanno suscitando molto clamore le parole che il responsabile della morte del Carabiniere, Mario Cerciello Rega, avrebbe pronunciato al suo avvocato, nel corso di un colloquio in carcere, risalente al 2 agosto 2019. L’americano Finnegan Elder Lee, arrestato insieme a Gabriel Natale Hjort per l’omicidio del militare, avrebbe raccontato la dinamica dello scontro, dal suo punto di vista. Continua a insistere sul fatto che i due giovani non sapevano che Cerciello Rega fosse un Carabiniere.

L’omicidio di Mario Cerciello Rega

La vicenda della morte del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, avvenuta il 26 luglio 2019 nel quartiere romano di Trastevere, è molto complicata.

Intervenuti in borghese per una presunto tentativo di estorsione, Cerciello Rega e Andrea Varriale sono finiti in una collutazione con Lee e Hjort, nella quale ha perso la vita proprio il Carabiniere.

Dopo l’arresto, hanno destato clamore anche le immagini di Natale Hjort, bendato, in caserma, interrogato proprio dallo stesso Variale. Nell’intricato caso, il punto focale su cui si basa la difesa dei giovani è che non sapessero che i 2 in borghese fossero Carabinieri.

Alcune loro dichiarazioni, inoltre, sarebbero state trascritte male, alimentando le accuse verso i ragazzi.

Intercettato Elder Lee: il racconto dello scontro

Numerose fonti riportano un’intercettazione del 2 agosto, un incontro tra Finnegan Elder Lee con il padre e l’avvocato, avvenuto nel carcere di Regina Coeli. Qui, il giovane americano avrebbe raccontato la sua versione dello scontro, in cui ha perso la vita Cerciello Rega. “Eravamo rivolti verso l’altra direzione e loro stavano avvicinandosi, di soppiatto, per arrivare dietro di noi e poi mi sono girato e l’ho visto, tipo a un metro da me, e poi mi ha placcato”, le parole riportate anche da Adnkronos.

Lee avrebbe poi confessato: “Lui (Cerciello Rega) mi è salito sopra e mi ha dato qualche pugno e poi ha iniziato a strangolarmi ed ecco perché ho tirato fuori il mio coltello. L’ho accoltellato tipo, due volte nella pancia“. E ancora: “Ho semplicemente continuato a pugnalare e poi, una volta che ha smesso, una volta che mi ha lasciato il collo, me lo sono buttato via di dosso e son scappato“.

I Carabinieri non si sarebbero identificati

Nello stesso dialogo, che ora è oggetto di una perizia da parte della Corte d’Assise, Lee ad una domanda dell’avvocato confermerebbe quanto già espresso nei mesi scorsi. Né Cerciello Rega né Varriale si sarebbero identificati come Carabinieri.

La frase riportata, nello specifico, è: “No. Non hanno mostrato nulla, non hanno detto nulla, non hanno mostrato nulla”, riferendosi al distintivo.

Elder Lee accusa: “Mi hanno menato di brutto”

Fa altrettanto clamore un’altra parte delle trascrizioni del dialogo di Elder Lee, in cui l’americano denuncia presunte violenze da parte dei Carabinieri, dopo l’arresto. “Mi hanno menato di brutto […] alla stazione e mi hanno detto che mi avrebbero dato quarant’anni se non gli davo la password del mio telefono”.

Poi avrebbe aggiunto: “Mi hanno buttato a terra, mi hanno dato calci, pugni, mi sono saliti sopra, mi hanno sputato addosso“.

Questa parte della trascrizione, assieme alle immagini della detenzione bendato di Hjort, è destinata a essere un tassello fondamentale nel processo per la morte di Cerciello Rega, sulla strada per quella giustizia, richiesta dalla famiglia del Carabiniere.

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