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Amanda, la ragazza lanciata giù dagli scogli di Nisida dal fidanzato 24enne, a margine di una lite, è finalmente potuta tornare a casa. Mentre continua a combattere per concludere il percorso di convalescenza (che non sarà semplice né breve), ricomincia ad avere una visione lucida di quello che è accaduto il giorno della lite. Ora inquadra meglio quello che è stato il gesto di ira e violenza del suo fidanzato. Al momento, il ragazzo è stato arrestato, con l’accusa di tentato omicidio.

Spinta dal fidanzato

Amanda Tosi ha il bacino fratturato, è costretta sulla sedia a rotelle e passerà un mese prima che possa ricominciare a camminare.

Quando si è risvegliata, in ospedale, e ricoverata nel reparto di rianimazione, non ricordava cosa fosse successo. Ha anche ipotizzato di essersi buttata da sola da quella scogliera e, sicuramente, non riusciva a credere che a spingerla di sotto fosse stato il fidanzato, Gennaro Maresca, 24enne di Fuorigrotta. Gennaro, dopo averla vista precipitare, non si è ravveduto. Non l’ha soccorsa, come invece hanno fatto due persone, tra cui Damiano Preni, un giovane che lavora nel locale in cui la coppia era, fino a un attimo prima.

Oggi, Amanda non ha alcuna intenzione di perdonare Gennaro ed a Il Mattino spiega: “È un’azione che condanno e per la quale sono stata arrabbiata e sono ancora arrabbiata. Ce l’ho con lui, anche perché non si è buttato in acqua per prendermi e si è allontanato. L’unica cosa che avrebbe dovuto fare, a quel punto, era tuffarsi subito per aiutarmi”.

Nessun ravvedimento nell’immediato

Secondo la ragazza, infatti, non sarebbe stato il gesto ad essere imperdonabile, perché “si possono commettere gesti senza pensare o per rabbia.

Intendo dire, senza che ci sia la volontà di far male”. Piuttosto, lei condanna il fatto che, al gesto d’impulso, non sia seguito alcun ravvedimento.

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