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Le telefonate di Grillo non lasciano spazio all’immaginazione: Conte e il governo non si toccano, patto di ferro contro il ribelle Di Battista 

Beppe Grillo torna in pista e se, fino a qualche giorno fa, le intenzioni del fondatore del Movimento non erano chiarissime, ad oggi si ha contezza di quale sia l’effettivo fine della sua nuova scesa in campo. Un patto con il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, per la tenuta del Governo. Un accordo contro chi, come Di Battista, vorrebbe minare la tenuta dell’esecutivo.

La chiamata dai toni perentori: no alle urne né ad un nuovo capo politico

Ti sei sempre definito un grillino, giusto? Ecco, sappi che io sosterrò Giuseppe Conte qualsiasi cosa faccia. Dillo in giro. Se qualcuno si mette in testa di tornare alle urne, il Movimento scompare“, con questa telefonata Beppe mette in chiaro quale sia la linea da seguire, volente o nolente, mentre dall’altra parte del telefono, ad ascoltarlo, ci sono deputati e senatori pentastellati. Un modo ulteriore per marcare il terreno, contro la proposta di Di Battista di raccogliere firme digitali del 10% degli iscritti a Rousseau (che ammonterebbero a circa 15 mila persone), per votare immediatamente un nuovo capo politico. 

Di Maio favorevole al patto ma tenta una sintesi con i ribelli

Da un lato, dunque, Casaleggio, Di Battista e figure come quelle di Barbara Lezzi, favorevoli all’elezione di un nuovo capo politico all’interno del Movimento. Dall’altro chi, sottoscrivendo il patto, si schiera favorevole al rinvio in autunno del congresso, schieramento nel quale troviamo Grillo, Di Maio, gli attuali Ministri e il Premier Giuseppe Conte.

Favorevole al rinvio del congresso anche l’ortodosso Roberto Fico, che mira a rinviare il confronto, riguardo la decisione di chi prenderà la leadership del Movimento, al prossimo Congresso. Nel frattempo, Luigi Di Maio prova a ricoprire il ruolo dell’uomo di sintesi, ponendosi nella condizione di mantenere un dialogo con la corrente ispirata da Davide Casaleggio e “guidata” da Alessandro Di Battista, sostenuto non solo dalla Lezzi ma anche degli eurodeputati contrari al Mes: Ignazio Corrao, Piernicola Pedicini e Rosa D’Amato.

In gioco le regole interne del Movimento

Ma il vero terreno di battaglia sarà quello inerente allo Statuto. Tutti si sono espressi favorevoli alla gestione di tipo collegiale, eccezion fatta per Di Battista, e tutti sono concordi, riguardo la proposta di eliminare la figura del capo politico, lo stesso Vito Crimi.

La partita si giocherà su Rousseau, lasciando l’ultima parola agli iscritti della piattaforma. L’idea di un direttorio al di fuori del Governo è sostenuta anche dal ministro Spadafora, il quale ritiene che una scelta di questo tipo non andrebbe ad indebolire Palazzo Chigi.

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