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La curva epidemica procede come ci siamo detti, non ci sono innovazioni, si mostra chiaramente in calo e i dati continuano a garantire lo stesso tipo di profilo”, sono state le parole di Silvio Brusaferro, presidente dell’Iss – Istituto Superiore di Sanità – riguardo l’evoluzione di epidemia di Coronavirus.

Proprio in queste ore però, i dati e i numeri, le statistiche e le previsioni sono al centro di forti dibattiti. Polemiche non di certo nuove sull’attendibilità della matematica, nel circoscritto ambito dell’emergenza sanitaria. Come di consueto, ormai da mesi, arriva il bollettino della Protezione Civile, sui numeri del contagio.

Protezione Civile: il bollettino del 22 maggio

Secondo quanto diffuso dalla Protezione Civile sono 652 i nuovi contagi di Coronavirus in Italia, per un totale di persone attualmente positive fissato a quota 59.322. 228.658 i casi di Covid-19 in tutto e, tra questi, si contano 136.720 guariti, con l’aggiunta di 2.160 nuovi casi. 130 i casi di decesso nelle ultime 24 ore, per un totale di morti per Coronavirus pari a 32.616.

Numeri sui quali continua ad esserci un certo senso di avversione, accusati di non essere attendibili e di non essere riusciti a descrivere in maniera reale la situazione, che l’Italia ha dovuto affrontare e che sta affrontando tuttora.

La sensibilità dei numeri: processo pubblico ai dati

Troppi i vuoti, pochi tamponi, scarsa sensibilità: che ruolo hanno giocato i dati in questa pandemia in Italia? Un interrogativo che non trova risposta e che amplia un dibattito, in corso da mesi ormai. “Ci sono ‘i numeri’ e in Italia non sappiamo quanti sono i casi reali“, sono state le parole rilasciate all’AdnKronos da Carlo Signorelli, docente di Igiene all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

La discrepanza sui morti rilevata dall’Inps

Di fronte ad un numero di persone che hanno sicuramente contratto il Covid-19 permane un enorme punto di domanda che precede un’altra categoria, gli asintomatici: “Probabilmente il 90% non è neanche passato al sistema, ha fatto la malattia e non se ne è accorto“, prosegue Signorelli. All’impossibilità di contare il numero di persone che hanno contratto il Covid-19 alla luce di una sintomatologia diffusa, si aggiunge una reale discrepanza di dati,rilevata dall’Inps: secondo quanto recentemente diffuso dall’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale infatti, il numero di decessi in Italia, per Coronavirus, sarebbe di gran lunga superiore rispetto ai dati raccolti dalla Protezione Civile, regione per regione.

Una discrepanza sensibile e un conto che non torna, non per qualche caso ma per quasi ben 20mila: “La quantificazione dei decessi per Coronavirus, condotta utilizzando il numero di pazienti deceduti positivi fornito su base giornaliera dal dipartimento della Protezione civile, è considerata poco attendibile, in quanto influenzata non solo dalla modalità di classificazione della causa di morte, ma anche dall’esecuzione di un test di positività al virus“.

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