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Dopo il calo del primo bimestre si attende il crollo nei prossimi mesi. Prima le tensioni Cina Usa e ora l’epidemia di Coronavirus e la conseguente crisi economica stanno mettendo ko l’intero settore

Se c’è una cosa a cui gli italiani (e non solo) non stanno pensando proprio in questi mesi di panico totale dovuto all’epidemia in corso di Coronavirus, è cambiare la propria auto. E non ci penseranno neanche quando tutto sarà finito, presi come saranno a fare i conti con la crisi economica.

È così che il settore dell’automotive (e di conseguenza quello della componentistica), che ha già avuto un crollo verticale delle immatricolazioni a febbraio pari al 9,9% vive ora le stime pessimistiche per i mesi successivi. Le ultime cifre diffuse dall’istituto di ricerche IHS Markit parlano di un crollo delle vendite di auto nuove in Italia nel 2020 pari al 14,4% per un totale di soli 1,8 milioni di vetture piazzate. Nel 2021, fa sapere IHS, la situazione dovrebbe migliorare con un progresso del 5,5% per tornare così ai livelli del 2015-2016. Comunque numeri davvero bassi.

Una situazione difficile che sta travolgendo non solo le nuove immatricolazioni ma anche il noleggio (che si sta lentamente azzerando) e il car sharing che stando ai dati Aniasa è sceso del 30% fino alle prime settimane di marzo, con previsioni di ovvio peggioramento.

Del resto, basta guardare a quanto sta accadendo in Cina dove i distretti maggiormente colpiti dal Coronavirus sono proprio quelli in cui ci sono i principali centri produttivi di auto e delle componenti: qui il mercato dell’auto, che era già stato colpito nel 2019 da una diminuzione dell’8,2% dovuta soprattutto alla guerra dei dazi con gli Usa, a febbraio ha registrato un calo del 79% facendo un salto indietro fino ai volumi del 2005. 

Ma nei prossimi mesi il problema per le case produttrici, come ha ampiamente spiegato il New York Times in un articolo di alcuni giorni fa, non sarà quello di produrre le auto ma di venderle. La crisi economica che farà seguito a quella pandemica ridurrà le possibilità economiche delle famiglie e dunque abbatterà ogni velleità di acquisto di ciò che non sarà essenziale. Ad oggi tutte le principali case automobilistiche hanno chiuso gli stabilimenti per interventi di sanificazione e altre misure volte a minimizzare il rischio di contagio tra i lavoratori.

È un settore in piena paralisi. L’Anfia (Associazione nazionale filiera industria automobilistica) ha evidenziato come l’Unctad, la divisione commercio internazionale dell’agenzia Onu per commercio, sviluppo, finanza, tecnologia, imprenditoria e sviluppo sostenibile, ha stimato in quasi 2,25 miliardi di euro l’impatto economico dell’epidemia di Coronavirus sul settore automotive in Europa.

Il pericolo principale è la paura, la paralisi dei Paesi e la crisi economica che ne seguirà. Con i consumatori che si risveglieranno dall’incubo di queste settimane ancor più spaventati e sfiduciati.

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