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Capaci-bis, il pentito rivela: erano da uccidere anche Pippo Baudo ed Enzo Biagi

Non solo magistrati: nei primi anni ’90 la mafia che uccise Paolo Borsellino e Giovanni Falcone aveva progetti ben più ambiziosi: nel mirino di boss come Totò Riina e Matteo Messina Denaro c’erano anche Maurizio Costanzo (raggiunto da una bomba nel ’93), ma anche Pippo Baudo ed Enzo Biagi. La loro colpa? La lotta mediatica condotta in televisione nei confronti di Cosa Nostra.

Nel contesto del processo Capaci-bis, il pentito Francesco Geraci ha spiegato il suo ruolo all’interno delle trattative interne a Cosa Nostra, per l’organizzazione degli attentati che sconvolsero il mondo.

Uccidere magistrati, giornalisti e conduttori

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Francesco Geraci non era un nome importante di Cosa Nostra, ma era comunque un uomo fidato dall’alto valore strategico. A Roma (dove inizialmente avrebbe dovuto essere pianificato l’attentato a Falcone) si tenne una riunione tra capi della mafia, che portò alla stesura di una lista di obbiettivi: “Matteo Messina Denaro era con Renzo Tinnirello e cercavano dei giornalisti”. Oltre a loro, anche Santoro e Costanzo – che nel 1991 avevano lavorato insieme ad una trasmissione dedicata a Libero Grassi – e poi Andrea Barbato e Pippo Baudo, perché avevano “avviato una sistematica campagna mediatica volta a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle atrocità commesse da Cosa nostra e dalle altre organizzazioni criminali di stampo mafioso“.

La riunione “romana” di Cosa Nostra

A Roma si riunirono tutti i grossi nomi della mafia del tempo: “Andammo a Palermo, con Matteo Messina Denaro, ad una riunione, alla quale non mi fecero prendere parte, credo perché non contavo niente. C’erano Matteo Messina Denaro, Renzo Tinnirello, i fratelli Graviano, Enzo Sinacori, Salvatore Biondo, e lì si è deciso che si doveva andare a Roma. Nella Capitale eravamo io Matteo Messina Denaro, Giuseppe Graviano, Renzo Tinnirello, Enzo Sinacori, e un’altra persona.

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Mi portarono a Roma perché avevo la carta di credito. E lì presi una macchina a noleggio”.

Alla fine, decisero di uccidere Falcone nella sua terra, per dare un segnale più forte, e l’attentato di via Fauro contro Costanzo avvenne il 14 maggio 1993. Né il conduttore né Maria De Flippi, sua compagna, rimasero feriti nell’attentato. A quanto pare, l’attentato fallì per via di un errore del sicario, forse per via di uno scambio imprevisto di macchine, forse per un errore nell’interpretare le mosse dell’autista, Stefano Degni.

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