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Impeachment, mercoledì il voto finale su Trump: assoluzione più vicina

Il Senato americano ha deciso di rifiutare nuovi testimoni e nuove carte, nel corso del processo per impeachment del presidente Donald Trump. Con questa scelta, l’assoluzione del presidente americano diventa una possibilità sempre più concreta. Chuck Schumer, leader della minoranza democratica in Senato, ha commentato così: “Una vergogna. Nessun testimone, nessun documento, il Senato si è sottratto alle sue responsabilità. L’assoluzione di Donald Trump, così, non avrà alcun valore. L’America ricorderà questo sciagurato giorno”.

I voti degli indecisi decisivi

All’apertura dell’udienza, già si capiva che la giornata non avrebbe preso una bella piega per i democratici e invece sarebbe stata positiva per il presidente Trump.

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È, infatti, stato reso noto che la senatrice repubblicana dell’Alaska, Lisa Murkowski, non avrebbe votato a favore della richiesta dem di convocare nuovi testimoni, a partire dall’ex consigliere per la sicurezza, John Bolton. “Ho considerato attentamente la necessità di ulteriori testimoni e documenti, per sanare le lacune del processo, ma alla fine ho deciso di votare contro”. Discorso analogo, quello del senatore repubblicano Lamar Alexander: “Non c’è necessità di ulteriori evidenze per provare qualcosa che è già stato provato, ma che non arriva al livello di un illecito da impeachment“.

49 voti a favore sui 51 necessari

Solo in due hanno votato favorevolmente all’istanza presentata dai democratici: Mitt Romney e Susan Collins. Ma non son bastati. I dem hanno raggiunti 49 voti a favore, sui 51 necessari a procedere. I repubblicani hanno, così, fatto gruppo attorto al presidente Trump. Ma anche se Lisa Murkowski avesse votato diversamente, difficilmente i dem avrebbero ottenuto la vittoria. Sul 50-50 avrebbero chiesto al capo della corte suprema, che presiede il dibattimento, di dare il suo voto decisivo.

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John Roberts, nominato da George W. Bush, molto probabilmente, però, non si sarebbe assunto la responsabilità di condannare Trump.

Le rivelazioni di John Bolton

Il fatidico no arriva, inoltr, dopo le ultime rivelazioni del New York Times, incentrate sul libro di John Bolton. Secondo il manoscritto, più di due mesi prima di chiedere al presidente ucraino di indagare i Biden, Trump ordinò al suo consigliere per la sicurezza di aiutarlo nelle pressioni su Kiev, durante una riunione cui parteciparono il chief of staff Mick Mulvaney, il suo avvocato personale, Rudy Giuliani, e l’avvocato della Casa Bianca Pat Cipollone, a capo del team difensivo nel processo d’impeachment.

“Una bomba a mano che esploderà contro tutti”

All’inizio dello scorso maggio, secondo quanto raccontato da Bolton, il presidente gli disse di telefonare al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, fresco di vittoria alle elezioni, per assicurarsi che avrebbe incontrato Giuliani. Ma l’avvocato di Trump non chiamò, e quando capì l’obiettivo delle pressioni si oppose. La versione è confermata anche dalla testimonianza di una sua ex assistente, Fiona Hill, che alla Camera ha dichiarato un monito dello stesso Bolton: Giuliani è “una bomba a mano che esploderà contro tutti”.

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