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Il Medioriente vicino ad una svolta storica? È quanto asserisce il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha annunciato al mondo il suo piano di pace per Israele e Palestina.

L’annuncio è arrivato con una conferenza stampapresenziata anche dal Premier israeliano Benjamin Netanyahu. Hamas, però, ha già fatto sapere che non intende accettare l’accordo.

Medioriente: è pace fatta?

Quello di oggi è un grande passo verso la pace”, ha esordito così il Presidente degli Stati Uniti Trump, presentando il suo accordo di pace. “È giunto il momento per una svolta storica” ha continuato, affermando come, quello da lui siglato, è “L’accordo del secolo”.

Trump e Netanyahu hanno presentato un piano di 80 pagine, contenenti quelle che sono state definite come “soluzioni tattiche per rendere più sicura e prospera la regione”. Tutto si articola intorno alla creazione di due Stati separati, con Gerusalemme capitale unita di Israele.

Il Tycoon è stato chiaro, il suo accordo è diverso da quelli che, nel corso degli ultimi decenni, sono stati tentati. La sua è una strategia di tatticismi, basata sulla risoluzione a problemi pratici; fatti concreti, in risposta a problemi altrettanto concreti.

L’accordo di pace

Come già accennato, l’accordo prevede, innanzitutto, una Gerusalemme indivisa e capitale di Israele, due Stati separati, con capitale del futuro stato palestinese a Gerusalemme est (con annessa creazione di un’ambasciata americana), investimenti per 50miliardi di dollari a favore dei palestinesi. Nell’annunciare quest’ultimo punto, il Tycoon ha dichiarato che ci sono molti Stati pronti a contribuire e che quest’accordo aumenterà il territorio palestinese.

Gli Stati Uniti, sempre da accordo, continueranno a riconoscere la sovranità israeliana sulle colonie della Cisgiordania.

Stati Uniti come garante della pace

Donald Trump, proseguendo nella presentazione del documento, ha dichiarato che gli Stati Uniti s’impegneranno, affinché ci sarà una contiguità territoriale per quello che sarà lo Stato di Palestina, rifiutando ogni atto di terrorismo.

Un’opportunità storica, secondo il Presidente, di ottenere, da parte dei palestinesi, uno stato indipendente, anzi, Trump l’ha definita: “La loro ultima occasione” per il raggiungimento di questo scopo.

Sicurezza garantita

Trump si è detto fiducioso nel fatto che, se l’accordo sarà messo in pratica: “La transizione verso i due Stati non porterà rischi per la sicurezza di Israele.

Non permetteremo il ritorno dei giorni del terrorismo. La pace richiede compromessi, ma non chiederemo mai a Israele di scendere a compromessi per la sua sicurezza”. Non ci saranno conseguenze in negativo sui cittadini poiché: “Nessun israeliano o palestinese dovrà lasciare la sua casa”, anzi, se questo accordo sarà portato avanti, soprattutto per i palestinesi si creeranno molteplici posti di lavoro.

Plaude Netanyahu, ma Hamas frena

Il Premier israeliano Benjamin Netanyahu si è detto soddisfatto dell’accordo di pace presentato da Trump. Netanyahu ha ringraziato il Presidente statunitense, definendolo il primo leader mondiale “A riconoscere la sovranità d’Israele sui territori della Giudea e della Samaria”, una sovranità che Israele ha sempre chiesto e che, per la prima volta, è stata riconosciuta.
Hamas, però, non ha preso l’accordo con la stessa enfasi di Israele; il portavoce del movimento, Sami Abu Zuhri, ha definito illogica la scelta di Gerusalemme come Capitale d’Israele, “Sarà sempre una terra per i palestinesi” ha dichiarato, concludendo che “I palestinesi fronteggeranno questo piano e Gerusalemme resterà sempre in terra palestinese”.

Abu Mazen dice no

Gelo da Abu Mazen, il Presidente palestinese ha espresso il suo dissenso all’accordo partendo dall’incontro con gli altri due leader, disertandolo. In una conferenza stampa, seguita al discorso di Trump, Abu Mazen ha dichiarato: “Gerusalemme non è in vendita, i nostri diritti non si barattano“.
L’accordo rappresenterebbe, dunque, un primo e storico passo verso una pace duratura, il quale però non nasce sotto le migliori premesse. Il Presidente Trump sembra, tuttavia, risoluto a portare avanti il progetto e ha dato una tempistica di 4 anni per negoziare l’accordo.

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