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Libia, Conferenza di Berlino: la pace fragile. Conte: “Italia in prima fila”

La Conferenza di Berlino per una risoluzione pacifica del conflitto in Libia si è conclusa e il documento è stato firmato dai presenti all’incontro, organizzato da Angela Merkel. Non sedevano al tavolo dei negoziati Khalifa Haftar e Fayez al Serraj, che hanno atteso in stanze separate, senza mai incontrarsi. Presenti, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri Di Maio, che hanno garantito l’impegno dell’Italia per la Libia. Quello che non sfugge, però, è che i veri protagonisti della faccenda siano stati Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdoğan, gli uomini che hanno maggior influenza sulle parti libiche.

Gli europei, è stata l’accusa lanciata da al Serraj, sono arrivati “troppo tardi e divisi“. Il ruolo dell’Italia appare ancora di più appannato, certamente ridimensionato rispetto alle intenzioni del governo.

Il documento per iniziare il processo di pace in Libia

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La grande incognita di questo documento di 55 punti, una road map per il processo di pace in Libia, è che i maggiori interessati non lo hanno firmato o condiviso. Al Serraj e il generale Haftar non erano presenti, ed è probabile che il documento gli verrà imposto da Turchia e Russia, rispettivi finanziatori.

I 55 punti sono stati approvati dai presenti, tra cui ONU ed Unione Europea, e prevedono alcuni passaggi fondamentali, come l’embargo delle armi, il cessate il fuoco permanente e un nuovo governo unitario.

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È previsto anche un contingente ONU per monitorare il cessate il fuoco nel Paese. La cancelliera Merkel ha comunicato le decisioni prese ai due uomini forti della Libia, ma il dubbio è che, anche con le pressioni di Erdoğan e Putin, il mantenimento del cessate il fuoco non venga rispettato.

La Libia pullula di armi, quelle stoccate in magazzini sparsi su tutto il territorio da Gheddafi e quelle che inondano il Paese dal poroso confine sud nel deserto. L’embargo, quindi, è una condizione necessaria, ma che potrebbe incidere poco.

Merkel: “Far rispettare l’embargo sulle armi”

Proprio questo è il punto che ha toccato più volte Angela Merkel, durante la conferenza stampa. “Bisogna rispettare l’embargo sulle armi, altrimenti vedremo che queste soluzioni potrebbero fallire, perché ci sarebbero altri tentativi di una soluzione militare“, ha dichiarato la cancelliera.

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La commissione che dovrà vigilare sul cessate il fuoco avrà 5 membri a testa tra Haftar e al Serraj. Inoltre, finché le Nazioni Unite non riuniranno il Consiglio di Sicurezza, ben poco potrà essere realizzato. “Il documento deve essere ratificato dall’ONU“, continua Merkel, “Oggi non abbiamo certo risolto il conflitto in Libia, ma abbiamo dato una nuova spinta alla pace“.

A parlare è stato anche il Segretario generale dell’ONUAntónio Guterres: “Il processo politico è essenziale. Tutti devono impegnarsi sotto l’egida dell’ONU“. Si lavora a come ricostruire il Paese: “Il sentiero economico si sta muovendo, si è iniziato a guardare agli aspetti centrali della nuova struttura economica che servirà al Paese, una banca centrale, una compagnia nazionale“, ha dichiarato Guterres. Il segretario ha premuto sulla necessità di evitare una nuova escalation, per cui verrà, appunto, instaurata una commissione: “Siamo in condizione di poter convocare a Ginevra, nei prossimi giorni, i delegati militari. Ringrazio anche per l’appello per proteggere i diritti umani e spero che la Conferenza di oggi abbia gettato le basi per una pace durevole“.

L’Italia in seconda fila

Il presidente del Consiglio ha rilasciato una dichiarazione alla stampa, in cui si è detto soddisfatto della Conferenza. “55 punti condivisi, che includono il cessate il fuoco, l’embargo delle armi, ed è stato nominato il comitato militare congiunto che monitorerà che la tregua sia stata rispettata“, ha spiegato il premier, “Abbiamo fatto dei passi avanti condivisi“. Sul ruolo dell’Italia nel processo di pace, che includerà la formazione di un nuovo governo nazionale, Conte è stato vago, sostenendo che è prematuro dire se Haftar e al Serraj rimarranno della partita. Ha, infine, rilanciato l’impegno del Paese a farsi avanti: “Ho dichiarato che l’Italia è disponibile ad essere in prima fila, per quanto riguarda un impegno di responsabilità di monitoraggio della pace“.

Agli amanti dei dettagli, che molto contano nel gioco della politica internazionale, non è sfuggita la posizione assegnata a Conte nella foto di gruppo della Conferenza. In prima fila, la padrona di casa Angela Merkel, con i veri registi dell’incontro, Putin ed Erdoğan, insieme a Macron e al segretario generale dell’ONU. Conte scivola in seconda fila, nonostante durante tutta la settimana sia volato dall’Algeria alla Turchia all’Egitto per preparare gli incontri della Conferenza. Un ruolo più di facciata che di vera sostanza, verrebbe da pensare, dopo gli ultimi pasticci della diplomazia italiana proprio sulla Libia.

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