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Libia, Haftar chiude i rubinetti del petrolio: allarme dell’ONU

A pochissimo dall’inizio della Conferenza di Berlino, che dovrebbe portare al tavolo del negoziato i due uomini forti della Libia, una mossa del generale Khalifa Haftar annienta le speranze e pone in allarme l’ONU. Il comandante del LNA (Libyan National Army) ha imposto il blocco delle esportazioni di petrolio, chiudendo i porti nell’Est del Paese, sotto il suo controllo. L’UNSMIL. La missione delle Nazioni Unite in Libia lancia l’allarme sulle possibile ripercussioni. Nelle ultime ore è diventata sempre più dubbia la presenza di al Serraj a Berlino, ma il premier è comunque atterrato nella capitale tedesca.

Libia, Haftar impone lo stop alle esportazioni di petrolio

Cambiano le carte in tavola in Libia. Se fino a poco tempo fa Haftar e al Serraj si dividevano i proventi dell’esportazione di petrolio, ora il generale della Cirenaica ha segnato il cambio di passo. I terminali nei porti dell’Est, i più importanti per le esportazioni di gas e greggio, sotto il controllo del LNA, sono stati chiusi. La notizia arriva a poche ore dall’inizio della Conferenza di Berlino, con cui Angela Merkel e i capi di governo europei speravano di venire a capo della questione libica.

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Il merito di aver portato all’impegno di far partecipare i due contendenti va agli sponsor di Haftar e al Serraj, la Russia di Putin e la Turchia di Erdogan, rispettivamente. Proprio Erdogan ha lanciato un avvertimento all’Europa sulla possibile tentazione di scaricare al Serraj, a capo di un governo sempre più in discussione.

Il generale della Cirenaica ha, però, messo in questione le premesse, chiudendo i porti da cui partono più di un milione di barili al giorno.

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Uomini delle tribù sotto il controllo del Libyan National Army hanno accusato il governo di Tripoli di pagare foreign fighters con i proventi del petrolio. Da qui, la decisione di chiudere i canali di uscita, una mossa impensabile, senza la benedizione dello stesso Haftar.

L’allarme delle Nazioni Unite

In un comunicato, la missione di supporto ONU in Libia ha lanciato l’allarme. L’UNSMIL ha espresso “profonda preoccupazione per gli sforzi attuali di interrompere o compromettere la produzione di petrolio“. Questi potrebbero avere “conseguenze devastanti, primi tra tutti per il popolo libico, che dipende dal libero flusso di petrolio per il suo benessere“.

La chiusura delle esportazioni potrebbe, inoltre, avere gravi ripercussioni sulla già fragile economia del Paese.

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Preoccupazioni espresse anche da Mustafa Sanalla, presidente della NOC, la National Oil Corporation, che esporta per i governi il petrolio: “Il settore del petrolio e del gas è la linfa vitale dell’economia libica… Non dovrebbero usarlo come una carta per la contrattazione politica“, riporta il suo avvertimento Reuters. A dar voce a Haftar è il portavoce Ahmad al-Mismari: “La chiusura dei campi e dei terminali è una decisione puramente popolare. È stato il popolo ad averlo deciso“, è la dichiarazione comparsa su Al Jazeera.

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