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Luigi Di Maio non ne può più delle fronde interne e intende passare alle vie di fatto. 

Il capo politico del Movimento 5 Stelle è stato messo sotto tiro dai cosiddetti “ribelli”, tra cui Gianluigi Paragone, appena espulso dal M5S per non aver votato assieme al gruppo. I malpancisti, che ormai abbondando all’interno del Movimento, chiedono che Di Maio faccia un passo indietro: all’attuale Ministro degli Esteri viene imputata una gestione del M5S “patronale”, con ricadute in termini politici ed elettorali.

“Qui non cambia nulla. Più che un gruppo siamo un gregge. Non è stato possibile nemmeno leggere il documento contro i vertici scritto dai senatori”, l’ultimo affondo di alcuni parlamentari grillini, dopo aver partecipato alla riunione congiunta.

Di Maio pensa alle dimissioni per “trasformare” il Movimento

Lamentele che Di Maio non ha più intenzione di sopportare ulteriormente. Stando a quanto trapelato nelle ultime ore, sembra che il capo politico del Movimento 5 Stelle stia pensando di rassegnare le dimissioni, per dare una “scossa”. In realtà, Di Maio ha già in mente una trasformazione profonda del Movimento fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, come riportato anche dal Corriere della Sera.

In sostanza, il capo politico pensa ad una doppia struttura, con un livello governativo e l’altro chiamato, invece, a gestire il “marchio” del M5S. Inoltre, l’idea di Di Maio è di dire basta a Rousseau come “corpo autonomo”, inglobando la piattaforma nel Movimento. La proposta verrà lanciata durante gli Stati Generali, in programma tra il 13 e il 15 marzo (probabilmente ad Assisi).

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