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Arrivederci amore, ciao! Il PD si scioglie, Zingaretti: “Lancio il nuovo partito”

È già tempo di rifondazione e, dopo quasi 13 anni di attività, potrebbe essere la fine per il Partito Democratico. Il segretario, Nicola Zingaretti, ha dichiarato, in un’intervista a La Repubblica, che il PD, per come lo conosciamo dopo le elezioni in Emilia Romagna, potrebbe conoscere una nuova forma. Un modo per frenare la stagnazione del partito e accogliere le richieste perorate da una parte dell’elettorato di sinistra, portate in piazza dalle sardine. Anche sul governo, Zingaretti avverte che serve un cambio di passo, d’altronde gli alleati non se la passano meglio.

Luigi Di Maio sembra stia ponderando dimissioni e certo, dopo il 26 gennaio, in politica potrebbero cambiare molte cose. La proposta di una nuova legge elettorale, il Germanicum in questo caso, è in genere foriera di urne.

Si chiude l’esperienza PD: Zingaretti vuole un nuovo partito

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Vinciamo in Emilia Romagna e poi cambio tutto: sciolgo il PD e lancio il nuovo partito“: questa la promessa di Nicola Zingaretti, ad una settimana e poco più dalle regionali in Emilia Romagna. Il segretario difende l’operato del partito: “Oggi non è più il partito debole, sconfitto, isolato del 4 marzo 2018.

Abbiamo retto l’urto di due scissioni, oggi ci danno al 20%“, ma un cambiamento è necessario. La mossa è volta ad intercettare l’elettorato di sinistra, perso per strada durante l’era Renzi: “Convoco il congresso con una proposta politica di radicale innovazione e apertura“, continua, specie per quanto riguarda “la società civile, le sardine, tutte le forze democratiche, progressiste, ambientaliste“.

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Secondo Zingaretti, la richiesta di politica in questi mesi è cresciuta, non diminuita, e per questo è tempo che la struttura si adatti a una maggiore richiesta di coinvolgimento.

Anche sul governo traccia la linea: “Non possiamo ogni giorno fare l’elenco delle cose su cui non siamo d’accordo nella maggioranza“, spiega, “Questo è il risultato della cultura delle ‘bandierine’“.

Una strategia che non convince tutti

L’annuncio non è stato accolto con lo squillo di trombe che qualcuno poteva aspettarsi, anzi. C’è chi ritiene che dare la notizia dello scioglimento del PD a ridosso delle regionali, per quanto Stefano Bonaccini sia dato in vantaggio, possa essere una mossa rischiosa. Inoltre, ci si domanda cosa accadrà alla classe dirigente, vero nodo per gli elettori, al netto delle belle promesse.

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I dirigenti sembra stiano già litigando sulla candidatura di Michele Emiliano in Puglia, dove sono in atto le primarie per scegliere chi correrà come presidente del centrosinistra. Scenari che non sono nuovi e che non sarà un cambio di nome e di un simbolo a far dimenticare.

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