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Il Fondo Salvastati europeo interviene a supporto dei Paesi in difficoltà. Ma in questi giorni è al centro del dibattito politico per le modifiche da approvare nel 2020

Il MES è al centro del dibattito politico delle ultime settimane. Più o meno strumentalizzato dall’opposizione per le modifiche che devono essere apportate alla sua struttura a livello europeo, di fatto è sulla bocca di tutti ma non tutti hanno capito esattamente di cosa stiamo parlando. E allora, eccolo spiegato.

Quando si parla di MES si parla del Meccanismo Europeo di Stabilità, ovvero del cosiddetto Fondo Salva Stati, un fondo con il quale l’Unione Europea, attraverso un organismo organizzato e pluri rappresentato, fornisce assistenza finanziaria a quei paesi che ne hanno bisogno perché in reale pericolo di forte destabilizzazione per il Paese stesso e anche per altri che ne possono accusare le conseguenze.

Il Fondo Salvastati è finanziato dagli Stati membri. L’Italia contribuisce per il 17,9% del totale. In particolare ha versato 14,3 miliardi di euro degli 80 miliardi in dotazione al Fondo a cui si aggiungono altri 620 miliardi che possono essere raccolti sul mercato.

Il fondo può intervenire con diversi strumenti: prestiti allo Stato per la riduzione del debito (come accaduto per Irlanda, Portogallo, Grecia e Cipro), prestiti allo Stato per una ricapitalizzazione indiretta delle banche (come accaduto in Spagna), acquisto di titoli sul mercato e ricapitalizzazione diretta di enti in difficoltà. Ovviamente i prestiti vengono concessi dopo che il paese richiedente ha raggiunto un accordo con la Commissione Europea che prevede un piano di rientro con tagli alla spesa pubblica e riforme strutturali anche del mondo bancario.

Nel giugno del 2019 il testo di riforma del MES è stato approvato dal nostro Senato ma il via libera da parte del Governo è stato dato senza sentire prima il parere del Parlamento. Ora quelle stesse forze politiche al Governo nel giugno scorso alzano la voce contro questa procedura e chiedono un rinvio dell’approvazione definitiva del testo che verrà ulteriormente discusso il 13 e il 14 dicembre in Europa.

I partiti di destra, infatti, accusano oggi il MES di togliere soldi all’Italia per arricchire le banche francesi e tedesche. Ma in realtà Francia e Germania hanno versato 27 e 20 miliardi di capitale nel fondo, non sono a rischio e quindi sicuramente per ora non ne beneficeranno. Si può contestare il fatto che nel salvataggio di paesi come la Grecia le banche francesi e tedesche siano state tra le più esposte nell’acquistare i titoli con cui il Fondo Salva stati è intervenuto a sostegno del Paese andando dunque a intascarsi i relativi interessi. Ma si sono anche prese un rischio maggiore.

Gli stessi partiti accusano poi il MES di rendere molto difficile per l’Italia l’accesso ai fondi. Questo perché il nostro Paese non rispetta il parametro del 60% massimo nel rapporto debito/pil. Ma non è vero. Per i Paesi come l’Italia è prevista una procedura più gravosa, ovvero la concessione di aiuto a fronte di una ristrutturazione del debito a seguito della firma di un accordo con la Commissione Europea, non previsto invece per chi quel parametro lo rispetta. Un controllo, in parte, dovuto, dato che si stanno spendendo soldi degli stati membri e quindi dei cittadini europei.

E non è neanche vero, come invece contestato, che in caso di accesso al Fondo Salvastati l’Italia possa rimanere soffocata dal debito perché i tassi a cui vengono erogati i prestiti sono molto più bassi di quelli in vigore sul mercato come racconta anche l’esempio della Grecia che ha ricevuto 204 miliardi a un tasso medio dell’1,3% a 40 anni.

Non ci sono norme che prevedono il prelievo di soldi dai conti degli italiani (come erroneamente diffuso), né particolari condizioni che possano penalizzare il nostro Paese rispetto ad altri. Sempre che l’Italia rispetti le regole europee come tutti gli stati membri.

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