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Riscaldamento globale: le drammatiche previsioni degli anni ’90

Nei giorni della Cop 25, la Conferenza delle Nazioni Unite di Madrid, in atto fino al 13 Dicembre, la comunità scientifica urla l’ennesimo disperato allarme sulle gravi conseguenze dell’effetto serra sul clima nel nostro pianeta. Le previsioni sul cambiamento climatico stimate negli anni ’90 dalla Ipcc – Intergovernmental Panel on Climate Change – sembrano essersi trasformate in realtà, modificando l’assetto geografico e biologico della Terra, dal Polo Nord fino alla foresta Amazzonica.

Cambiamenti climatici: le previsioni dell’ Ipcc

Era il 1992, quando, a Rio De Janeiro, si tenne il Summit della Terra: il meeting climatico indetto dalla Convezione delle Nazioni Unite sui Cambiamenti climatici, noto anche come Accordi di Rio.

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Trattasi di un trattato stipulato per regolamentare a livello mondiale le norme sulle emissioni di CO2, col proposito di monitorare l’effetto serra.

Benché l’accordo non ponesse limiti a livello legislativo, agli Stati firmatari fu concessa la possibilità, mediante i cosiddetti “protocolli”, di creare attività di monitoraggio formulando anche previsioni con lo scopo di ridurre le emissioni. Sempre nel ’92, il Comitato Ipcc dell’Onu stilò 4 Relazioni Speciali sugli scenari di Emissione (SRES), previsioni sui probabili scenari climatici, includendovi cause e conseguenze per l’uomo e per l’ambiente.

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Le previsioni datate 1992

L’intuizione principale fu quella legata all’innalzamento delle temperature: da 1° in più entro il 2040 a 1,5° in più nel 2100, insieme alle dirette conseguenze sull’intero ecosistema mondiale.

Sempre nelle previsioni fatte agli inizi degli anni ’90, gli esperti avevano discorso anche sullo scioglimento dei ghiacciai, sull’innalzamento del livello del mare, sul mutamento floristico e faunistico marino e anche su inverni sempre meno freddi e con sempre meno neve. Questo lo scenario intuito più di vent’anni fa e del quale si hanno oggi le conferme oggettive. Non solo: tra gli scenari riportati dagli esperti all’interno delle Relazioni si evince come con l’incalzante aumento delle temperature anche la nostra salute avrebbe subito un netto peggioramento.

Clima: salute e alimentazione a rischio

Come riportato in un intervento dell’ Efsa (European Food Safety Authority): “Condizioni mutevoli possono favorire l’insediamento di specie esotiche invasive, dannose per la salute delle piante e degli animali”, sottolineando altresì come l’umidità, precipitazioni intense e la frequenza di eventi atmosferici estremi creino la riproduzione di microrganismi potenzialmente tossici e altri organismi nocivi.

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Tra le 4 Relazioni Speciali stese dall’ Ipcc, il tema della salute alimentare viene vaticinato come concausa dell’aumento delle temperature. Le popolazioni la cui economia verte principalmente sul commercio ittico, sull’agricoltura e su altre attività di entità naturale, sono le più soggette al mutamento del clima. Le cause derivano da una riduzione del 40-60% del suolo coltivabile e dallo scioglimento dei ghiacciai, che modifica irrimediabilmente la geografia delle coste e della fauna ittica, sempre più a rischio.

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