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Tiffany a Louis Vuitton: a chi conviene il matrimonio di lusso

Fondato nel 1837 nel cuore di Manhattan, il brand di gioielli potrebbe essere ceduto per 14,5 miliardi al colosso francese. Un’operazione con grandi vantaggi per entrambi

Alla luce dei recenti rumor di mercato, il gruppo Lvmh conferma di aver avuto incontri preliminari per una possibile operazione con Tiffany. Non può esserci alcuna garanzia che questi incontri si trasformino in un accordo”. È con queste poche righe che il colosso francese Lvmh ha commentato le indiscrezioni in base alle quali avrebbe offerto 14,5 miliardi di dollari (la più grande operazione di sempre) per compare Tiffany, la storica (e mitica) catena di gioiellerie americana entrata nell’immaginario collettivo con il film “Colazione da Tiffany” interpretato dalla straordinaria Audrey Hepburn. Un’offerta ricevuta con tiepido entusiasmo dato che, come anticipato dal Financial Times, Tiffany l’avrebbe considerata troppo bassa senza però chiudere le porte a una trattativa.

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UN BRAND STORICO

È del 1837 la prima apertura di un negozio Tiffany nel cuore di Manhattan, al 259 di Broadway. È lì che Charles Lewis Tiffany dette il via a un business diventato poi a nove zeri che nel 1978 è passato di mano per 104 milioni di dollari ad Avon Cosmetics, e poi nel 1984 al fondo del Bahrein, Investcorp, per 135 milioni. Quotata in Borsa, oggi l’offerta di Lvmh assegna a Tiffany una valutazione di 14,5 miliardi di dollari, ovvero circa 120 dollari per azione, almeno il 20% più di quanto non valesse a fine ottobre.

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Il prezzo è dunque interessante, tanto che il gruppo ha comunicato che l’offerta è in considerazione pur nicchiando sul prezzo. Il matrimonio è però possibile, per quanto non già firmato.

I VANTAGGI

E sarebbe un matrimonio che porterebbe un’ottima dote a entrambe le parti.

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Tiffany ha bisogno di nuova linfa e di un nuovo slancio. Vale 4 miliardi di fatturato e solo negli ultimi tempi, con il nuovo amministratore delegato Alessandro Bogliolo, ha trovato una nuova strategia di business per contrastare il calo del mercato americano (dovuto soprattutto alla minore affluenza di turisti). Il suo piano di riposizionamento è stato articolato in tre mosse:

  • apertura anche alla clientela maschile, amante del lusso e interessata a spendere anche cifre importanti, con un’offerta di prodotti fino a 15 mila dollari di spesa che comprendono anche oggetti di design;
  • svecchiamento del brand pur mantenendone la tradizione e l’iconicità. Tra le iniziative, per esempio, quelle di ristrutturare il negozio Tiffany sulla Fifth Avenue a New York arricchendolo anche di una caffetteria interna.
  • investimenti in nuove aperture in Cina dato che, svalutazione dello yuan alla mano, i cinesi comprano sempre meno all’estero e preferiscono farlo a casa loro.

Il lavoro sta producendo i suoi frutti e in Lvmh se ne sono accorti. Per loro l’operazione servirà a diversificare ulteriormente il business e a rafforzare il posizionamento del gruppo francese nel segmento della gioielleria di lusso (Tiffany ha 300 punti vendita in tutto il mondo) per rendersi sempre più competitivo soprattutto rispetto al concorrente svizzero Richemont che controlla i marchi Cartier e Van Cleef & Arpels.

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