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IL CAMBIAMENTO CLIMATICO: I NUMERI DI UN PROBLEMA DA 69 TRILIONI DI DOLLARI

A tanto ammonterebbero i danni in caso di un innalzamento delle temperature di due gradi centigradi entro il 2100. E la natura ci sta dando tutti i segnali più preoccupanti

Greta Thunberg urla la sua rabbia di giovane fortunata “a cui è stato tolto il futuro” davanti ai grandi dell’ONU. In tutta Europa, e non solo, gli studenti riprendono i loro “Friday For Future”, le manifestazioni di piazza del venerdì per ricordare al mondo che un “Planet B” non è previsto né possibile. Dal Governo italiano arriva solidarietà ai giovani con l’invito alle scuole a giustificare le loro assenze mentre proprio in Italia è allarme per il distaccamento imminente del ghiacciaio Planpincieux sul Monte Bianco, emblema del più ampio problema del riscaldamento globale. 

Sono solo alcuni degli eventi degli ultimi giorni che ricordano come il cambiamento climatico non sia solo un’emergenza di tipo naturalistico, ma un tema da cui dipende la nostra stessa sopravvivenza. In ritardo su tutti i fronti per contrastarlo, molti Governi ora tentano di correre ai ripari lottando contro il tempo e contro il conto dei danni che arriverà. Salato, salatissimo: fino a 69 trilioni di dollari.

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L’INCUBO CHE VIENE DAI MARI 

Secondo l’ultimo rapporto presentato dal Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite all’assemblea del 23 settembre, al centro di tutto l’allarme c’è la necessità di una netta riduzione delle emissioni di anidride carbonica: almeno il 45% entro il 2030 rispetto ai livelli attuali. Solo così si potrà riuscire a gestire la situazione catastrofica in cui il mondo si trova. 

Una situazione in cui gli oceani continuano a scaldarsi ad altissima velocità assorbendo il 90% del calore prodotto dalle attività dell’uomo, aumentando così la loro portata e l’innalzamento del livello delle coste in un processo irrefrenabile aggravato anche dallo scioglimento dei ghiacciai in Antartide e in Groenlandia dove tra il 2007 e il 2016 la perdita di ghiaccio è rispettivamente raddoppiata e triplicata. Stessa situazione sulle Ande, sulle Alpi europee e sulle catene dell’Asia settentrionale: entro la fine del secolo sparirà fino all’80% dei ghiacciai.

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LE COSTE E L’ACQUA

Tutto questo significa meno acqua per le popolazioni che abitano quelle zone e mari più alti sulle coste: il livello degli oceani, si legge nel rapporto, è aumentato di circa 16 centimetri dall’inizio del XX secolo, e il tasso di crescita dal 1990 è stato più del doppio rispetto a 100 anni prima. Entro il 2100 potrebbero innalzarsi di oltre un metro.

È così che un grado e mezzo di temperatura più alta entro la fine del secolo significa problemi di sopravvivenza per 69 milioni di persone, che possono diventare 80 milioni nel caso in cui la colonnina di mercurio dovesse salire di due gradi. 

Nel precedente rapporto pubblicato a ottobre del 2018, inoltre, il Gruppo intergovernativo aveva spiegato come l’innalzamento della temperatura di 1,5 gradi porterebbe a una riduzione del 9% dell’acqua disponibile, una percentuale che salirebbe al 17% se la temperatura aumentasse di 2 gradi centigradi. 


I DANNI ECONOMICI


Bastano questi dati per capire che l’impatto economico del cambiamento climatico sarà devastante. Secondo l’ultimo rapporto sulle ricadute economiche del mutamento climatico presentato dall’agenzia Moody’s Analytics, l’innalzamento del livello dei mari, la domanda di energia per le attività industriali, la diminuzione della produttività sul lavoro e il peggioramento della salute delle persone, il calo del turismo e delle produzioni agricole saranno le voci alla base della crisi economica futura. In caso di innalzamento della temperatura di 1,5 gradi si genereranno costi per circa 54 trilioni di dollari, mentre 2 gradi centigradi in più peseranno per circa 69 trilioni di dollari entro il 2100. Una cifra da capogiro che non tiene conto delle catastrofi naturali già iniziate e che, per ora, hanno causato danni nel mondo per 300 miliardi di dollari.

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