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Alitalia: si salverà o no? Ecco a che punto siamo

Decisa una nuova proroga fino al 15 ottobre per la presentazione dell’offerta da parte di Ferrovie dello Stato.Ancora non chiari i rapporti con i possibili soci, Delta e Atlantia

Ancora un rinvio. Non c’è pace per Alitalia e per i suoi dipendenti in attesa della conclusione della manovra per il salvataggio della compagnia le cui trattative, da mesi ormai, trovano continui ostacoli tanto che il Governo, per la presentazione dell’offerta finale necessaria ad acquisire il vettore aereo, ha concesso una nuova proroga dal 15 settembre fino al 15 ottobre. È la sesta da quando è stato aperto il dossier. 

L’unica a farsi avanti è stata la cordata guidata da Ferrovie dello Stato che accanto al Mef (Ministero dell’economia e delle finanze), dovrebbe comprendere anche la compagnia americana Delta Airlines e la holding Atlantia della famiglia Benetton. 

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I DUBBI SU DELTA E ATLANTIA

La partita è difficile e di certo gli avvicendamenti al Governo degli ultimi mesi non hanno agevolato il lavoro. È così che su richiesta dei commissari straordinari, il neo Ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli ha spostato in avanti di un mese il termine ultimo per la presentazione della proposta per “permettere al consorzio acquirente di definire i dettagli del piano di rilancio della compagnia aerea”.

I temi aperti sono ancora molti:

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  • l’effettivo ruolo finanziario e industriale-strategico del partner americano Delta con cui l’accordo sarebbe ancora in alto mare sia sulla quota da assumere (uguale o superiore al 10%) sia sugli impegni futuri;
  • strettamente collegato a questo, c’è lo sviluppo strategico delle rotte sul NordAmerica. Fino ad agosto esistevano accordi commerciali già in essere tra Alitalia e Delta nell’ambito della joint venture che comprendeva anche Air France-Klm. Ma ora Alitalia è stata sostituita da Virgin Atlantic e posta in posizione subordinata come “partner di Secondo livello”, uno status che la penalizzerebbe in futuro nella vendita di tratte e biglietti in nord America;
  • l’apporto dell’altro grande potenziale socio, Atlantia, il cui rimpasto interno dei vertici in corso proprio in queste settimane sta ulteriormente complicando la partita.
    Fattasi avanti a luglio con l’amministratore delegato Giovanni Castellucci incaricato di studiare il dossier proposto da Ferrovie dello Stato, Atlantia è rimasta incastrata nelle vicende relative alla sua controllata Autostrade per l’Italia e legate al crollo del ponte Morandi di Genova, per cui si sono avvicendate numerose voci di una possibile sostituzione del manager che hanno rallentato lo studio del dossier;
  • la cassa integrazione per circa mille dipendenti, iniziata nel maggio del 2017 e per la quale è stata richiesta una prorogata fino al 23 marzo del 2020 non più per soli 830 dipendenti ma per 1.180.

LO STATO DELL’ARTE

Oggi Alitalia è tenuta in vita dai 900 milioni di euro dati in prestito dal Governo (ex Gentiloni) ma continua a bruciare cassa nonostante siano stati comunicati ricavi da traffico passeggeri in aumento del 2,5% nel mese di agosto rispetto a un anno prima. Dovrebbero essere rimasti disponibili circa 400 milioni di euro.

Secondo i piani filtrati fino a oggi, la cordata per il salvataggio di Alitalia dovrebbe essere costituita da Ferrovie dello Stato al 37,5%, da Atlantia al 37,5%, da Delta Airlines al 10% e dal Ministero dell’Economia e delle finanze al 15% attraverso la conversione in azioni dei 145 milioni di euro di interessi che deve incassare sul prestito da 900 milioni erogato alla compagnia e che le consente dal 2017 di restare in vita. 

Ogni socio azionista dovrebbe versare nelle casse della compagnia rispettivamente 375 milioni (Fs e Atlantia) e 100 milioni (Delta Airlines) per un totale di 1 miliardo di euro. Sempre che trovino un accordo.

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