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Sta iniziando la fase 2 del reddito di cittadinanza: ecco cosa significa

Da settembre (in ritardo) sono entrate nel vivo le chiamate dai Centri per l’Impiego per i colloqui di lavoro dei beneficiari del sussidio. Tutti i dubbi ancora da chiarire

Settembre per il reddito di cittadinanza è sinonimo di avvio della Fase 2. Ovvero quella che racchiude il cuore della riforma: l’assegnazione di un posto di lavoro a quanti stanno usufruendo finora solo del sussidio statale. Come prevedibile, si è già in ritardo.

In teoria, a un mese dall’assegnazione del reddito di cittadinanza (avvenuto tra aprile e luglio) sarebbero dovuti partire i Centri per l’impiego e, attraverso i navigator, si sarebbero dovute presentare le opzioni di lavoro agli aventi diritto. Ma i tempi si sono allungati e per la fase di collocamento si sta iniziando solo ora, ovunque tranne che in Campania dove ancora non sono stati firmati i contratti di assunzione per i navigator.

LA CHIAMATA

Per la precisione, da lunedi 2 settembre buona parte dei 704 mila beneficiari (di cui il 65% al sud) riceveranno la chiamata da parte del Centro per l’impiego del territorio per andare a firmare il “Patto per il lavoro” e ricevere l’Assegno di Ricollocazione.

La chiamata sarà non solo per il titolare del Reddito di cittadinanza ma anche per tutti i maggiorenni della sua famiglia disoccupati e che non studiano. Sono invece esclusi tutti quelli che ricevono già la pensione di cittadinanza o gli over65, i disabili e i membri della famiglia che devono seguire bambini sotto i 3 anni o persone non autosufficienti. 

IL PATTO PER IL LAVORO

Il Patto per il lavoro non è altro che l’accordo in base al quale la persona si impegna ad accettare almeno una delle tre offerte di occupazione che gli verranno offerte sulla base della congruità.

Il concetto di “congruo” si riferisce al tipo di lavoro (in relazione all’esperienza del singolo), alla durata e alla distanza che, alla prima proposta deve essere entro 100 chilometri dalla residenza del beneficiario o raggiungibile in massimo 100 minuti di tempo, alla seconda offerta deve essere entro 250 chilometri e, alla terza offerta, ovunque sul territorio italiano. Solo se in famiglia sono presenti delle disabilità, resta stabile la distanza massima dei 100 chilometri. 

Se non si accetta nessuna delle tre offerte, si perde il beneficio economico (massimo 780 euro al mese)

L’Assegno di ricollocazione, invece, è un bonus con cui il beneficiario del Reddito di Cittadinanza quando non lavora, deve accedere a corsi di formazione o nello stesso Centro per l’impiego oppure in altri centri accreditati. 

I DUBBI

Con la recente crisi di Governo e la nascita del Conte Bis sarà importante capire se e come si deciderà di continuare nella direzione del Reddito di Cittadinanza.

Per ora, oltre ai ritardi nel collocamento, i dubbi rimasti aperti sono fondamentalmente tre. 

Il primo è l’accessibilità anche per gli stranieri regolari e i senza fissa dimora. Requisito per il Reddito di Cittadinanza è infatti la residenza in Italia da almeno 10 anni, misura restrittiva di dubbia legittimità prima di tutto in base a quanto previsto dalla nostra Costituzione. 

Il secondo è la penalizzazione negli importi elargiti alle famiglie numerose o con disabili. La scala di calcolo del reddito di cittadinanza li vede particolarmente sfavoriti.

Il terzo è la vera natura potenzialmente fraudolenta di molti beneficiari. Sono circa 600 mila quelli sottoposti a controlli dalla Guardia di Finanza per le verifiche sull’effettivo stato patrimoniale e reddituale volte a stanare eventuali lavoratori in nero che, in assenza di dichiarazione, abbiano fatto richiesta del reddito di Cittadinanza.

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