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La crisi dell’Italia e le armi spuntate del Governo

eddito di cittadinanza e quota 100 non stanno dando i risultati per ridare slancio all’economia ormai ferma e alle famiglie che versano in condizioni precarie. Se ne riparla dopo l’estate con la prossima manovra finanziaria

Il debutto è stato al di sotto delle aspettative, tanto che il Governo ha smesso anche di parlarne. Reddito di cittadinanza e Quota 100, le due misure che avrebbero dovuto dare un grande slancio all’economia italiana, in realtà non stanno portando i risultati sperati. Finora. Lo ha ammesso anche il vicepremier Matteo Salvini che ha dichiarato, solo alcuni giorni fa, che “l’economia è ferma” subito prima di comunicare di essere al lavoro per preparare una grande manovra finanziaria di recupero da presentare in autunno.

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A restare come un macigno sulla realtà italiana è infatti la stagnazione economica (nel secondo trimestre del 2019 si è confermata la fase di stallo del prodotto interno lordo che prosegue da un anno) che si porta come conseguenza più evidente e socialmente impattante, l’indice di povertà. Come comunicato dall’Istat, sono circa 1,8 milioni i nuclei famigliari che nel 2018 versavano in condizioni di povertà assoluta (con un’incidenza pari al 7%) per un totale di 5 milioni di individui. Stabili, rispetto al 2017. Ben 12 milioni di cittadini hanno smesso di curarsi e il Censis ha sottolineato come oltre il 30% della popolazione sia a rischio esclusione sociale.

Ed è proprio a 5 milioni di individui che, nei calcoli del vicepremier Luigi Di Maio, sarebbe stata destinata la misura del reddito di cittadinanza: un sussidio economico mensile agganciato all’opportunità di trovare un lavoro. Invece no: i dati comunicati a giugno dall’Inps certificano che al 31 maggio le domande di reddito di cittadinanza presentate erano oltre 1 milione e 252 mila e di quelle elaborate tra marzo e aprile (960 mila) solo 674 mila erano state accolte, con un tasso di rifiuto del 26%.

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A questo si aggiunge la mancata partenza ad oggi della riforma dei centri per l’impiego (a cui il reddito di cittadinanza è direttamente collegato) e l’assunzione di “soli” 2.980 navigator vincitori di concorso al posto dei 10 mila annunciati.

Stesso flop per quota 100, ovvero il provvedimento che prevede la possibilità di andare in pensione a 62 anni con 38 anni di contributi versati. Nessun boom e soprattutto nessun turn over con i giovani che, nelle previsioni del governo, avrebbero dovuto occupare il posto di lavoro dei pensionandi dando così una scossa alla disoccupazione giovanile: tre per ogni uscita. Nulla di fatto. Ad aprile, primo mese di uscita dei beneficiari di quota 100, sono state registrate circa 27 mila uscite ma nessuna nuova entrata. E non solo: il tasso di occupazione in Italia cresce soprattutto per gli over 50enni, personale riconosciuto ancora oggi come più qualificato e più appetibile.

Ecco dunque che le aspettative sono tutte sulla prossima manovra finanziaria per il 2020 di cui si inizierà a discutere dopo la pausa estiva e che sarà anche un banco di prova chiave per la tenuta del Governo già tremendamente sfilacciato al suo interno dalle continue liti tra Lega e M5S.

L’obiettivo è fare in modo di arrivare al 2020 con un saldo di bilancio in linea con quello del 2019 (lo abbiamo promesso all’Europa) che comporterà inevitabilmente un aumento delle entrate dato che l’economia non cresce.

A pesare è soprattutto l’aumento dell’IVA. O il Governo trova 24 miliardi di euro per evitare lo scatto in avanti delle aliquote previsto dalle clausole di salvaguardia o non se ne potrà fare a meno. È così che sembra impossibile poter trovare anche i fondi per una flat tax anche parziale e per l’ampliamento della platea del reddito di cittadinanza. Una sfida nella sfida tra promesse populiste e una realtà che non cambia. Anzi, peggiora.

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