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Campi di grano in Italia: uno su cinque non c’è più

Secondo Coldiretti in 10 anni si è passati da 2,3 milioni di ettari coltivati a 1,8. Ma riprende la semina di grani antichi. Serve maggiore supporto alla produzione interna

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È allarme campi di grano in Italia e non è da sottovalutare. Secondo i dati di Coldiretti, negli ultimi dieci anni ne è scomparso il 20% (uno su cinque): mezzo milione di ettari coltivati in meno. Nel 2019 si prevede un raccolto di quasi 7 miliardi di chili di grano coltivati su 1,8 milioni di ettari rispetto ai 2,3 milioni di ettari di dieci anni fa.

Le motivazioni sono diverse. Le principali sono la concorrenza dei paesi importatori e il basso prezzo di vendita che porteranno in alcuni casi alla desertificazione di intere aree oltre che a perdite di posti di lavoro, di ricchezza produttiva e a un maggiore rischio ambientale, in un Paese che con l’ultima generazione ha perso oltre un quarto della terra coltivata per colpa dell’abbandono, della cementificazione e anche del clima e degli attacchi da parte di animali selvatici.

Non tutto però è negativo. Le nuove tendenze e abitudini alimentari stanno generando delle novità anche nell’ambito delle coltivazioni. Mentre scende la produzione di grano tradizionale aumenta quella dei grani antichi o rustici, ovvero adattati a sopravvivere in condizioni ambientali ostili, poveri di nutrienti e di acqua e coltivati con un limitato utilizzo di agro-farmaci. 

Coldiretti spiega che sono state riscoperte e riportate in produzione alcune tipologie di grano con cui è possibile preparare una pasta italiana al 100% con tutti i relativi requisiti di qualità. Ecco quindi che sono tornati sul mercato, tra gli altri, il grano Senatore Cappelli, la Timilia e il Saragoilla, il gentil Rosso e il Farro dicocco e monococco.
In due anni sono sestuplicate la quantità di superfici coltivate con questi tipo di cereali: erano 1.000 ettari nel 2017, sono 6.000 oggi.

Il divario tra coltivazioni perse e coltivazioni ritrovate è tuttavia ancora molto ampio, ma potrebbe essere sostenuto con adeguate politiche di tutela del grano made in Italy. Purtroppo non è così.

I prezzi di vendita sono sempre più bassi a causa anche delle importazioni di grano dall’estero, prodotto in surplus rispetto alle reali esigenze interne e spesso anche non a norma con le regole di sicurezza del nostro Paese. È il caso del Canada con cui è stato firmato un accordo di libero scambio e che nei primi tre mesi del 2019 ha aumentato di 600 volte le importazioni di grano che, a differenza del nostro maturato al sole, viene maturato con l’erbicida glifosato, vietato in Italia.

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