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Licata, per anni creduti padre e figlia: condannato l’uomo che rapì la 13enne Maria

Il primo grado della vicenda giudiziaria di Bernhard Haase si è tradotto in una sentenza di condanna a 6 anni di carcere, emessa lo scorso 9 luglio dal Tribunale di Friburgo. Quest’ultima è la città tedesca in cui l’uomo rapì la 13enne Maria Henselmann, nel 2013, strappandola alla famiglia e portandola a Licata, in Sicilia, dove la comunità si era convinta che fosse sua figlia. La sconvolgente verità era emersa nel 2018 quando, al compimento della maggiore età, la giovane era riuscita a fuggire e a ristabilire un contatto con i genitori che la credevano vittima di un orrendo delitto.

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Condannato il rapitore di Maria Henselmann

Bernhard Haase è stato condannato a 6 anni di reclusione per il rapimento di Maria Henselmann, sottratta alla famiglia nel 2013 e condotta a Licata, in Sicilia, dove per 5 anni i due sono stati creduti padre e figlia dagli abitanti del posto.

L’uomo, oggi 58enne, aveva attirato l’allora 13enne usando una chat online e, carpita la sua fiducia, era scappato dalla Germania abbandonando il tetto coniugale e una figlia. La famiglia della ragazza e la moglie del sospettato avevano intercettato gli anomali contatti tra i due, ma non erano riusciti a sventare il piano di fuga.

Maria Henselmann è tornata alla sua casa di Friburgo nel 2018, dopo essersi decisa a scappare da quella situazione e a lanciare l’allarme. Eppure nessuno, prima di questo clamoroso gesto, si era accorto che quell’uomo e quella bambina erano, in realtà, carnefice e vittima.

La loro esistenza a Licata sarebbe trascorsa in modo normale e piuttosto modesto, tra lavoretti saltuari per sbarcare il lunario e la totale assenza di segnali allarmanti nella loro ‘vita familiare’. Nessuna segnalazione di litigi, nessun tentativo di agguantare la libertà da parte della giovane.

Quella ragazzina, descritta da molti come tranquilla e laboriosa, viveva in realtà con il suo rapitore. Il volto di Bernhard Haase, ex tesoriere di un partito tedesco di estrema destra, era finito su un mandato di cattura internazionale spiccato dopo la scomparsa, ma sfumato in un nulla di fatto per l’esito inefficace delle ricerche.

Le accuse a carico di Haase

La sentenza emessa a carico di Haase dal Tribunale distrettuale di Friburgo sigilla il primo grado di giudizio, che lo vedeva imputato dei reati di sottrazione di minore e abusi sessuali.

Secondo quanto riportato dal quotidiano tedesco Bild, a detta del giudice Arne Wiemann si tratta di un “caso straordinario” perché caratterizzato dalla totale e prolungata immersione di vittima e aguzzino nel tessuto sociale che li ha accolti per anni, sotto le mentite spoglie di una famiglia come tante.

La corte ha rigettato la richiesta di detenzione preventiva avanzata dal pubblico ministero, ed è stato disposto un risarcimento alla famiglia Henselmann (la cui entità non è stata resa nota).

L’odissea attraverso l’Europa

L’odissea vissuta dalla ragazza, per mesi costretta a una vita da nomade attraverso l’Europa e poi portata dal suo aguzzino nella città siciliana, è emersa in tutta la sua drammatica essenza durante il processo.

Secondo l’accusa, i due avrebbero vagato a lungo prima di stabilirsi in provincia di Agrigento, e rimanervi per i 5 anni che hanno separato la giovane dalla sua vera identità e dai suoi affetti.

A 13 anni, Maria avrebbe percorso centinaia di chilometri con il suo rapitore, dormendo in tenda e rispondendo solamente alla sua perversa volontà.

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