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Deutsche Bank, il piano per la rinascita

Tagli ai costi per 17 miliardi, 18 mila licenziamenti nel mondo, 74 miliardi di asset in una bad bank, riorganizzazione delle aree di business per mettere riparo a anni di scandali, sanzioni e indagini

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Lo sguardo è al 2021, quando il gruppo bancario Deutsche Bank dovrà tornare a restituire un primo dividendo ai suoi azionisti. Dopo 150 anni di storia che l’hanno visto prima perno dell’economia tedesca e poi oggetto di sanzioni, multe, indagini, perdite che l’hanno ridotto a valere in Borsa 13,8 miliardi (un quinto del 2015), il gruppo bancario tedesco ora deve essere “reinventato”, come ha promesso il suo amministratore delegato Christian Sewing.

La situazione oggi è compromessa: il titolo in borsa è sceso fino a 5,8 euro (dai 33 euro dell’aprile 2015), il rendimento degli asset tangibili (RoTE) è dello 0,5% (praticamente nullo) e nel secondo trimestre di quest’anno il gruppo subirà una pesante perdita netta di 2,8 miliardi di euro. Tutto è nelle mani di Sewing che ha annunciato un piano lacrime e sangue che ha come obiettivo quello di riportare la redditività all’8% nel 2022 quando agli azionisti dovrebbero tornare 5 miliardi di euro sotto forma di dividendi.

I PUNTI DEL PIANO

Per tornare a creare valore, l’ad lavorerà su alcuni punti principali:

  • Riduzione di costi fino a 17 miliardi, con un rapporto costi-ricavi (cost to income ratio) che dovrà scendere al 70% dall’attuale 93% entro il 2022.
  • Una voce importante in tal senso riguarderà il taglio del personale di 18.000 unità in tutto il mondo ma soprattutto negli Stati Uniti d’America e nel Regno Unito. Alla fine della ristrutturazione la forza lavoro sarà di 74.000 unità.
  • Verrà creata una bad bank con 74 miliardi di asset.
  • Le aree di business verranno ridotte a 4: via il global equity e strategia puntata su corporate banking, private banking, asset management e investment banking (sebbene quest’ultima ridotta).
  • Previsti anche ingenti investimenti in tecnologia fino a 13 miliardi.

LE TAPPE DEL DECLINO

Fallita la fusione con Commerzbank, fortemente voluta dal governo di Berlino, ora Deutsche Bank deve ricostruire non solo il bilancio ma anche la propria reputazione. È dal 2015 che il gruppo è oggetto di scandali: dal caso della manipolazione del Libor (il tasso di riferimento per i mutui immobiliari nel Regno Unito) con oltre 2,5 miliardi di multe e una capitalizzazione crollata in 18 mesi da 40 a 15,7 miliardi, alla successiva sanzione da 7 miliardi per la vendita irregolare di obbligazioni garantite da mutui a cui fece seguito una prima ristrutturazione. Mentre i conti miglioravano, nel 2017 dagli Usa arrivava una multa da 425 milioni di dollari per la violazione delle sanzioni alla Russia a cui fece seguito l’ingresso del gruppo cinese Hna nel 10% del capitale.

Arrivarono poi altre perdite legate ai derivati (Deutsche Bank ne detiene una quantità immensa ovvero 43 mila miliardi di dollari), le accuse di riciclaggio di denaro sporco in paradisi off-shore (Panama Papers) e gli stress test della Bce che non raccontavano nulla di buono quanto al patrimonio della banca sempre più debole.

È chiaro dunque che il lavoro di Sewing è davvero tutto in salita.

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