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La procedura d’infrazione della UE: cos’è e come funziona

Tutti i passaggi del lungo percorso che potrebbe portare l’Italia a essere un “sorvegliato speciale” della Ue e a dover correggere la manovra con misure interne che comporterebbero aumento delle tasse e tagli alla spesa pubblica

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Ci siamo. Dopo mesi di timori, la procedura di infrazione della UE contro l’Italia sta per prendere corpo. I dati che riguardano il debito italiano infatti sono al di fuori dei limiti previsti dalle norme europee (a partire dal Fiscal Compact): nel 2018 è stato del 132,2% rispetto al 131,4% del 2017, nel 2019 raggiungerà il 133,7% e nel 2020 il 135,2%.

Il tutto è al di fuori di quanto previsto dall’Unione Europea (di cui l’Italia è paese membro e deve dunque rispettare le regole) secondo la quale il debito deve essere ridotto ogni anno almeno di un ventesimo verso il target del rapporto debito/pil al 60%.

Per di più in Italia abbiamo anche un deficit fuori controllo: il governo si era impegnato a ridurlo dello 0,3% ma non ce l’ha fatta e la Ue ha richiesto una correzione di circa 4 miliardi (tra lo 0,2 e lo 0,3% del pil) entro l’anno a cui il Governo deve ancora rispondere.

COME FUNZIONA

Così per la prima volta nella storia della Ue la Commissione Europea si muove nei confronti di un paese membro per avviare la “procedura di infrazione per disavanzo eccessivo causato dalla violazione del criterio del debito”.

I passaggi sono i seguenti:

  • La Commissione chiede a tutti i governi europei di valutare la possibilità di una procedura di infrazione sul debito italiano.
  • Si pronuncia per primo il Comitato Economico e Finanziario.
  • Dopo si pronuncia l’Eurogruppo che in questo caso è stato convocato per il 13 giugno.
  • È possibile (ma non obbligatoria) una riunione del Consiglio Europeo (20-21 giugno)
  • Infine si pronuncia l’Ecofin (9 luglio) ovvero l’assemblea dei ministri dell’economia di tutti gli Stati della UE. È l’Ecofin a prendere la decisione definitiva tenuto conto anche dei precedenti pareri: avviare la procedura o rinviarla o sospenderla.

LE CONSEGUENZE PER L’ITALIA

Se dovesse essere approvata la procedura, l’Italia diventerebbe una sorta di “sorvegliato speciale” con un controllo costante sulla tipologia e sui tempi di realizzazione delle misure attuate per ridurre il debito e decise in accordo con la UE. Queste misure infatti potrebbero essere presentate per due volte consecutive (in caso di prima bocciatura da parte della Ue) ma, al terzo richiamo, verrebbero sostituite da un accantonamento obbligatorio pari allo 0,2% del pil (3,6 miliardi per l’Italia) da tenere da parte a titolo di garanzia.

Va da sé che per trovare questi soldi, il Governo sarebbe costretto a mettere in campo una serie di misure “lacrime e sangue” come aumenti delle tasse e tagli alla spesa pubblica in primis. Senza contare l’isolamento finanziario che l’Italia dovrebbe subire, senza essere più interessante agli occhi degli investitori esteri che le preferirebbero paesi più solidi e stabili.

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