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5 modi per andare in pensione prima del tempo

Non solo quota 100. Per ritrarsi dal lavoro in anticipo ci sono anche la Ape volontaria o sociale, l’opzione donna e i benefici per i lavoratori precoci o che fanno un lavoro usurante

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Non c’è solo quota 100. La nuova misura varata nella Manovra finanziaria per il 2019 è infatti solo l’ultima di una serie di procedure che consentono di ritirarsi dal lavoro prima del tempo, ovvero prima di quanto previsto dal sistema di base che tiene in considerazione la “vecchiaia” e che nel 2019 permette di andare in pensione con 67 anni di età e minimo 20 anni di contributi versati.

Sono altre, infatti, le opportunità per ritirarsi dal lavoro. Sempre se si gode dei requisiti necessari.

Quota 100

È destinata ai lavoratori con minimo 62 anni di età e 38 anni di contributi versati. Il vantaggio è che si va in pensione con almeno 5 anni di anticipo rispetto alla pensione di vecchiaia ma perdendo una parte dell’assegno (a causa dei minori contributi versati): tra il 22% e il 28% in base al reddito, percentuale che si assottiglia man mano che aumenta l’età anagrafica.

Se i requisiti sono stati maturati entro la fine del 2018, per i dipendenti privati tra la domanda di “quota 100” e la sua effettiva erogazione passano tre mesi (comunque non prima del 1°aprile 2019) mentre per i dipendenti pubblici lo spazio temporale si allarga a sei mesi (non prima del 1 luglio 2019). Per chi matura i requisiti durante il 2019 il calcolo dei tempi parte dalla data di maturazione.

Ape Volontaria e Ape Sociale

Il primo caso riguarda tutti i lavoratori cui mancano non più di 3 anni e 7 mesi per la pensione di vecchiaia. Alla loro domanda corrisponde l’erogazione da parte dello Stato di un assegno che copre l’importo della pensione per il periodo indicato (massimo 43 mesi) e che è agganciato a un prestito che lo stesso pensionando dovrà poi restituire in 20 anni e che gli verrà trattenuto direttamente dalla pensione.

Il secondo caso, invece, riguarda più categorie: di base ci devono essere 30 anni di contributi versati per disoccupati che hanno esaurito l’indennità di disoccupazione da 3 mesi, per lavoratori con invalidità pari o superiore al 74%, per dipendenti che svolgono un lavoro pesante (in questo caso con almeno 36 anni di contributi).

Opzione donna

È rivolta a tutte le donne che al 31 dicembre del 2018 abbiano maturato 35 anni di contributi e un’età pari a 58 anni (se dipendenti) o 59 anni (se libere professioniste). L’assegno però viene ricalcolato con il metodo contributivo. Significa andare in pensione anche con 9 anni di anticipo ma, per chi ha versato negli anni con il metodo retributivo, significa anche perdere circa il 40% della pensione piena.

Lavori usuranti

Possono andare in pensione con 61 anni di età e 7 mesi e minimo 35 anni di contributi i lavoratori che hanno eseguito professioni usuranti per la metà della propria vita lavorativa o per sette degli ultimi dieci anni. L’operazione non ha costo ma l’assegno sarà inferiore a quello pieno in misura proporzionale agli anni di anticipo.

– Lavoratori precoci

Questa opzione è per quanti hanno versato almeno 41 anni di contributi avendo iniziato a lavorare prima dei 19 anni di età. Devono inoltre svolgere attività faticose oppure essere invalidi civili al 74% o disoccupati senza Naspi e senza un lavoro da almeno tre mesi.

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