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Spread in rialzo: Salvini non rassicura i mercati

Nonostante il solido 34,3% ottenuto dalla Lega alle europee, il differenziale tra titoli italiani e tedeschi ha toccato quota 288. Gli investitori temono la procedura di infrazione sull’Italia e l’atteggiamento ostile alla Ue

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Non è servito a nulla che la Lega di Matteo Salvini abbia raccolto alle elezioni europee del 26 maggio scorso il 34,3% dei consensi, un’ampia quota che segna uno scarto molto ampio con il Pd (22,7%) e soprattutto con l’alleato di Governo, il M5S (17,01%).

Anzi, è forse proprio questo uno dei motivi principali per cui lo spread (ovvero la percentuale che indica la differenza dei rendimenti dei titoli di stato italiani rispetto a quelli tedeschi) nei giorni post elettorali è schizzato nuovamente a livelli che non si vedevano più da febbraio scorso, ovvero a 288 punti base, accompagnato da un trend in Borsa molto negativo soprattutto per i titoli bancari.

LA PROCEDURA DI INFRAZIONE

Salvini non rassicura. Anzi. Le affermazioni di voler portare in Europa una campagna per la riformulazione dei parametri UE, piacciono poco agli investitori che giudicano il nostro Paese sempre più instabile e dunque vogliono rendimenti sempre maggiori per poter comprare i Btp e prendersene il rischio.

Ma c’è di più. A pesare moltissimo sull’andamento dello spread sono le voci sempre più concrete di una possibile procedura di infrazione nei confronti dell’Italia minacciata già da novembre del 2018 e ora pronta a essere attuata da parte della Ue: a causa della mancata riduzione del debito, infatti, il nostro Paese potrebbe ricevere una multa da 3,5 miliardi.

Il 31 maggio dovrebbe arrivare al Governo una lettera con una richiesta di chiarimenti da parte della Commissione europea a cui potrebbe far seguito entro il 5 giugno l’avvio della procedura di infrazione che, dopo un lungo procedimento, costringerebbe l’Italia a essere un sorvegliato speciale e a risanare i conti pubblici per i prossimi 5 anni con un accantonamento forzato dello 0,2% del pil (3,5 miliardi appunto) nel bilancio statale.

L’OSTILITÀ VERSO LA UE

Se questo accadesse sul serio, sarebbe la prima volta nella storia della UE. Ed è su questo che i mercati si innervosiscono. Anche perché non trovano alcun segnale distensivo o propositivo da parte del Governo italiano. Anzi, il contrario.

Lo stesso Salvini, dopo il risultato elettorale delle europee, ha infatti dichiarato che “è maturato il momento perché i leader europei, al di là delle appartenenze, si mettano attorno a un tavolo per rivedere parametri vecchi e superati, altrimenti un voto come questo non si spiegherebbe”. E ha aggiunto: “Sforare il 3%? Non ho voglia di sfidare nessuno, ma non sto a impiccarmi a un parametro, un numero o una regoletta. In Europa bisogna rivedere le politiche sulla crescita”.

Tutto questo contribuisce a dare dell’Italia un’immagine di Paese non solido, non in linea con l’equilibrio europeo, a rischio isolazionismo oltre che in preda a una crisi economica non secondaria: una bella grana in un periodo di crescita zero e con una una manovra bis sempre più necessaria, anch’essa rimandata al post elezioni europee.

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