fbpx

Notizie Libere 24

Le notizie piu interessanti del momento

Il debito dell’Italia: perché cresce solo da noi (e in Grecia e a Cipro)

Mancano gli investimenti sulla crescita, non si tiene a bada la spesa pubblica e le risorse interne servono a pagare gli interessi su un debito che pesa ormai 60 mila euro su ogni nato nel 2018

A certificarlo è stato Eurostat: il debito italiano nel 2018 è aumentato e ha raggiunto il 132,8% del pil, dal 131,7% del 2017. Si parla di 2.316,7 miliardi di euro, 53,2 miliardi in più di un anno prima. È il dato più alto da sempre. Siamo secondi solo alla Grecia (181,1%).

Che non si riesca a tenere sotto controllo il debito non è una notizia, è così da tempo, ma certo preoccupa il fatto che la situazione non migliori in alcun modo, e che solo l’Italia come la Grecia e Cipro, veda aumentare l’indebitamento complessivo senza alcun segnale di miglioramento (in 24 paesi su 28 della Ue è sceso e in media è passato dall’81,7% all’80%).

Il caso positivo più eclatante è quello del Portogallo, dove il debito è diminuito al 121,5% del pil dal 124,8%, e il deficit dal 3% allo 0,5%. Nel 2016, infatti, il debito portoghese era superiore al 129% del Pil. A fare la differenza è stata la politica di contenimento della spesa e, contemporaneamente, il nuovo slancio alla crescita che il Governo in carica ha imposto con ottimi risultati.

PEGGIO DEL DOPOGUERRA

E dunque, cosa succede all’Italia? Non si investe sulla crescita, non si riesce a contenere la spesa pubblica, non si attuano politiche sul lavoro che funzionino per ridare slancio ai consumi. E il debito sale. Ha addirittura superato i livelli del 2013 (quando era al 129%), nel pieno della grande crisi e che le cose vadano male lo ha ammesso, finalmente, anche il Governo.

Una interessante simulazione de IlSole24Ore calcola che chi è nato nel 2018 ha circa 60 mila euro di debito pubblico sulla testa, 2.000 in più di chi è nato nel 2017 e circa 20 mila in più di chi è nato nel 1950.

Il problema, quando il debito è così alto, è che le risorse dello Stato devono essere utilizzate per ripagare gli interessi, sottraendo risorse importanti per la crescita e dunque frenando l’espansione economica. Banca d’Italia aveva sottolineato già in febbraio come fosse la spesa delle amministrazioni centrali ad aver pesato di più, mentre un recente studio di The European House-Ambrosetti mostra come le prospettive sul debito italiano con una crescita del pil addirittura negativa, come stimata dall’Ocse (-0,2%), non lasciano scampo: continuerà ad aumentare, in una situazione ben peggiore rispetto alla fine della seconda guerra mondiale quando il rapporto debito/pil era del 22% inferiore a quello attuale.

LE TRE CAUSE

A pesare è la scarsa crescita produttiva italiana: +6,7% negli ultimi 23 anni, contro il 31,6% della Germania e il 27,4% medio della UE. Un fattore, quest’ultimo, collegato anche alla carenza di capitale umano adeguatamente preparato nel gestire crisi e politiche di rilancio. Abbiamo pochi manager qualificati tanto che, dice lo studio Ambrosetti ripreso da IlSole24Ore, siamo il Paese con meno laureati in Europa (17,7% della popolazione) e che investe solo lo 0,3% nell’istruzione. Praticamente nulla.

Infine l’altro grande problema dell’Italia è la scarsità degli investimenti. Di fronte ai numeri negativi di questi giorni, il Governo ha rilanciato misure-tampone più e più volte sentite anche in passato, ribadendo la volontà di introdurre una flat-tax sui redditi medi, tornando sulla necessità di un taglio alla spesa e della lotta all’evasione. Ma languono finora politiche su come rilanciare gli investimenti e dunque l’interesse sul nostro Paese da parte di capitali anche stranieri per poter generare ricchezza nel medio-lungo periodo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *