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Il governo italiano non sa spendere i fondi europei. Spesi 2,7 miliardi su 42 messi a disposizione (e poi ci lamentiamo…)

Il governo italiano non sa spendere i fondi europei. Spesi 2,7 miliardi su 42 messi a disposizione (e poi ci lamentiamo…)

Ci lamentiamo spesso dell’Europa, delle sue regole e di quanto la ‘gabbia’ dell’euro contribuisca alla crisi della nostra economia. Ma c’è un altro lato della medaglia, che vede l’Italia fanalino di coda per investimenti di fondi strutturali Ue destinati alle aree più deboli.

I fondi comunitari sono strutturati per cicli di sette anni. Oggi, insomma, siamo praticamente a fine strada. L’Italia è riuscita a spendere appena il 3% della montagna di soldi che l’Europa ha stanziato per le aree più deboli: 42,67 miliardi. Eppure siamo il secondo Paese dell’Unione destinatario di questi denari, superati solo dalla Polonia, che può contare su una dote di circa 105 miliardi di euro.

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I fondi europei, insieme con il cofinanziamento a carico del Tesoro, possono infatti attivare investimenti per 73,67 miliardi. Quasi 10 miliardi all’anno da destinare allo sviluppo, una cifra che in tempi di vacche magre per il bilancio dello Stato vale più dell’oro. Ma non basta. Perché siamo fortemente in ritardo non solo sul fronte della spesa ma anche su quello della programmazione. Abbiamo impegnato, infatti, solo il 37% dei fondi a disposizione.

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Perchè non si spendono i soldi: burocrazia,…

I soldi che l’Europa ci mette a disposizione non riusciamo a spenderli per colpa della burocrazia e perchè il governo litiga sulla destinazione dei fondi. Infatti il M5S vorrebbe bloccare le opere, mentre la Lega è troppo impegnata sull’immigrazione: il risultato è che non si fanno progetti concreti e si rischia di perdere altri miliardi che dopo un tempo prestabilito vanno restituiti se non si è in grado di programmare dei progetti concreti.

Il problema poi della burocrazia: per avviare una opera ci vogliono anni. In altri paesi europei ci vogliono massimo pochi mesi. Questo meccanismo non ci permette di poter competere. Un altro problema sono i ricorsi: in Italia si fanno una marea di ricorsi che bloccano le procedure, aprono contenziosi e fermano tutto. Su questo fronte il ministro della giustizia aveva promesso delle norme ad hoc, ma ancora non si è mosso nulla nonostante gli annunci già dall’altro anno quando è nato il nuovo governo.

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La corruzione e l’incapacità della classe dirigente

Esiste poi un problema corruzione: in Italia una opera su due viene bloccata per colpa della corruzione. Gli ultimi dati ci dicono che il fenomeno non è in calo, ma che una volta partite le inchieste giudiziarie le opere rimangono ferme anche per oltre 5 anni. Alcune opere diventano quindi obsolete, oppure nel frattempo per altri motivi si fermano gare, appalti e progettazioni lasciando opere incompiute.

Infine il problema dell’incapacità della nuova classe dirigente. Una nuova schiera di dirigenti, entrati nelle file del M5S, con nessuna esperienza nel campo, stanno gestendo opere da miliardi di euro e di grandissima complessità. Purtroppo la progettazione per ricevere fondi necessita di alta specializzazione e non improvvisazione: il risultato, ancora, è che l’Italia sta spendendo meno di 3 miliardi sui 42 messi a disposizione. E manca solo un anno per presentare progetti seri e fattibili, altrimenti tutto il resto del denaro dovrà essere restituito.

 

 

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