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Non finire la Tav? Un danno economico fino a 4 miliardi

Tanto potrebbe costare non concludere l’opera. Soldi pubblici ed europei che rischiano di essere stati buttati al vento. Molti di più di quanto costerebbe finirla

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In parte era scritto nei documenti e nei contratti che regolano la realizzazione dell’opera e in parte si poteva dedurre dall’aggiornamento dei costi sostenuti finora: che la mancata conclusione della Tav, la tratta ferroviaria ad alta velocità che dovrebbe collegare Torino a Lione, potesse essere un disastro annunciato per i conti pubblici italiani era cosa nota. E il conto, alla fine, potrebbe essere di 4 miliardi.

Tanto, anzi tantissimo per un’opera che, se portata a termine, avrebbe un costo totale di 8,6 miliardi di cui solo 2,9 a carico dell’Italia dato che 2,1 sono a carico della Francia e il restante 40% è finanziato dalla Ue.

 

La confusione è tanta. Prima è stata generata dall’ennesima analisi costi-benefici voluta dal Governo che ha inizialmente evidenziato un gap sfavorevole di 7 miliardi, poi rivisto a 3,5 con l’ipotesi di realizzare una mini-Tav (una formula del progetto leggermente ridotta rispetto a quella iniziale). Poi si è creata una frattura politica tra il M5S e la Lega con il vicepremier Matteo Salvini deciso a concludere l’opera in disaccordo con il vicepremier Luigi Di Maio: uno stallo politico che sta tenendo sospesi miliardi di euro di investimenti. Con la minaccia di un danno di immagine e economico notevole.

 

A dotarsi di calcolatrice in caso di uno stop alla Tav, sono stati in tanti. Tra i più autorevoli, Il Sole24Ore ha sommato:

  • 600 milioni da restituire per i fondi parziali della Ue già versati;
  • tra 500 milioni e 1 miliardo di penalità contrattuali;
  • tra 200 e 500 milioni necessari al ripristino dei luoghi in caso di smontamento dei lavori già eseguiti;
  • tra 1,5 e 1,7 miliardi di euro necessari per il potenziamento della vecchia linea ferroviaria storica per le esigenze commerciali a cui la Tav avrebbe dovuto sopperire.

 

Totale: tra 2,8 e 3,8 miliardi.

 

I numeri si avvicinano molto a quanto calcolato da Roberto Camagni, docente di Economia Urbana al Politecnico di Milano, in un suo recente articolo su LaVoce.info  che pure considera altre voci di costo già stanziate e che, in caso di stop all’opera, sarebbero state buttate al vento. Sprecate. Proviamo ad elencarle.

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  • Oltre 1,7 miliardi di costi per il ripristino dei luoghi e per le penali sui contratti in essere oltre che per le violazioni di accordi internazionali in caso di abbandono del progetto;
  • Almeno 750 milioni di spese già sostenute per le prime opere;
  • 2,5 miliardi di fondi della Commissione europea dedicati a grandi opere sul territorio italiano e che andrebbero sprecati non potendo trovare altri progetti rilevanti e cantierabili su cui finire in sostituzione della Tav.

 

Totale: oltre 4 miliardi. La metà circa del valore di realizzazione della tratta ad alta velocità e molto più di quanto servirebbe oggi per terminarla. Politica permettendo.

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