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Crolla la produzione industriale: nuovo allarme per l’economia italiana

A dicembre è scesa dello 0,8% rispetto a novembre, dell’1,1% a livello trimestrale e del 5,5% su base annuale. E le previsioni per il 2019 non sono migliori.

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A gennaio i dati che collocano l’Italia in recessione economica. Poi il 7 febbraio le previsioni della Commissione Europea che stimano per il 2019 un pil in crescita solo dello 0,2% e non dell’1,2% stimato a novembre. L’8 febbraio, come se non fosse già abbastanza, i dati Istat sulla produzione industriale, davvero preoccupanti.

A dicembre, infatti, è diminuita dello 0,8% rispetto al mese precedente mentre a livello trimestrale il dato si attesta a -1,1% e a livello annuale (dicembre vs dicembre) è davvero impressionante:

– 5,5%, un record dal 2012.

COSA DIMINUISCE

Se si guarda solo il mese di dicembre rispetto a quello di novembre è evidente come a diminuire siano stati in misura marcata i beni di consumo (-2,9%) e l’energia (-1,5%) mentre i beni strumentali hanno registrato una variazione nulla. Un timido segno positivo c’è solo nel comparto dei beni intermedi, ma proprio a voler essere ottimisti: +0,1%.

A livello annuale invece, la diminuzione è molto più accentuata per i beni di consumo (-7,2%) e per i beni intermedi (-6,4%), con dati relativamente più contenuti per l’energia (-4,4%) e per i beni strumentali (-3,5%). Tutti i principali settori di attività economica registrano comunque cadute annue rilevanti. Le principali sono quelle dell’industria del legno, della carta e stampa (-13%), delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-11,1%) e della fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche, oltre ai prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (-7,9%)

LE PROSPETTIVE

E le previsioni non sono migliori: “L’economia italiana rischia di andare incontro a una marcata flessione del Pil, con serie difficoltà” scrive l’Istat. “A gennaio 2019 il clima di fiducia dei consumatori, dopo due flessioni consecutive, ha segnato un aumento ma è proseguito il peggioramento del clima di fiducia delle imprese”.

“I dati sull’industria, i peggiori dal 2012, ci dicono che il Paese si sta avvitando in una pericolosa spirale di recessione. Per noi, purtroppo, è un’amara conferma di una situazione che stiamo fotografando da tempo e che, sorprendentemente, non ha spinto il governo a mettere in campo le misure necessarie a rilanciare la nostra economia” ha commentato il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara, mentre Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori è stato lapidario: “Il Paese precipita nella recessione. In 11 anni, i beni di consumo durevoli sono franati addirittura del 23,9%, una voragine record che indica come le famiglie sono state obbligate a rinviare l’acquisto dei prodotti più costosi. Considerando le medie annue, dal 2007 al 2018 la produzione è scesa del 17,8%, con -10,5% per i beni di consumo, e -29,2% per quelli non durevoli.

Anche Federconsumatori è dello stesso parere. “Se la produzione diminuisce in tale misura – scrive in una nota – le conseguenze sull’andamento occupazionale si prospettano estremamente gravi. Tutto ciò non farà altro che incidere negativamente su una domanda interna già ferma, aggravando le condizioni delle famiglie e dell’intera economia”.

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